Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, uccise compagno di cella. Per i periti è socialmente pericoloso e parzialmente incapace di intendere

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

Si è quasi concluso il processo a carico di Sing Khajan, 35enne di origini indiane, accusato di aver ucciso il compagno di cella Giovanni Delfino, 65 anni, a colpi di sgabello il 29 marzo del 2019. In aula sono stati sentiti i periti Simona e Giovanni Battista Traverso, i quali hanno stabilito che l’imputato è socialmente pericoloso e parzialmente incapace di intendere e di volere.

I due esperti sono stati nominati dalla corte d’Assise, presieduta dal giudice Gaetano Mautone, lo scorso febbraio e hanno portato a termine le operazioni peritali solo nel mese di giugno, a causa di problemi e ritardi causati dalle restrizioni relative alla pandemia da Coronavirus.

“Il signor Khajan presenta un grave disturbo borderline della personalità e una psicosi Nas, cioè un disturbo psichiatrico che non è stato ancora ben classificato nelle usuali categorie diagnostiche ed è caratterizzata da contenuti paranoidei che riguardano, in questo caso, la sfera sessuale. Il soggetto, infatti, era convinto di avere dei problemi di disfunzione erettile. Questo convincimento ha fatto da sfondo alle sue azioni e ha accentuato la sua reattività, impulsività e fragilità – ha spiegato il dottor Giovanni Battista Traverso –, infatti i due hanno litigato perché non riuscivano a mettersi d’accordo sulla trasmissione televisiva da guardare e poi la discussione è continuata per un accendino. Quindi sia io che la dottoressa Simona Traverso riteniamo che, dato il persistere di tale sintomatologia, l’imputato dovrebbe essere inserito in una struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutici riabilitativi intensivi, in modo che si possa stabilizzare ed essere introdotto in un altro tipo di comunità – ha concluso -. Ma si tratta di un individuo che in precedenza ha avuto altri comportamenti delittuosi e pericolosi, riportati anche nella sua storia clinica di cui si deve tenere conto”.

Il 35enne reo confesso, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro, era stato già arrestato il 14 febbraio 2019 a Cerveteri per aver aggredito con un coltello un 70enne che lo ospitava in casa e per questo è stato recluso in carcere a Civitavecchia. Anche lì ha assalito un altro compagno di cella e in seguito è stato trasferito a Mammagialla e segnalato come soggetto pericoloso.

La famiglia di Giovanni Delfino, assistita dall’avvocato Carmelo Antonio Pirrone, qualche mese fa ha sporto denuncia contro i dirigenti di Mammagialla e spera in un processo bis per fare chiarezza sulle eventuali responsabilità, in quanto ritengono che il 35enne dovesse essere isolato. A questo proposito anche la procura aveva avviato un’inchiesta, volta ad accertare la gestione corretta della casa circondariale viterbese, che ancora non si è conclusa.

Infine, l’udienza a termine nella quale si avrà la sentenza, è stata programmata per giovedì 29 ottobre.