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Viterbo, crisi di liquidità per un'azienda su tre

Simone Lupino
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Oltre che sul fronte sanitario, il virus rischia di avere un impatto pesante anche sull’economia. Secondo uno studio realizzato dall’agenzia Cerved per conto di Anci, a fine anno la Tuscia sarà una delle province più colpite: a rischio default 25,6% delle imprese locali. E fatturati in forte calo, con previsioni che variano da -11,1% nello scenario “migliore” (nel rapporto definito “soft”) a -15,7% in quello “peggiore” (“hard”). Quasi una su tre, invece, le aziende in crisi di liquidità. “Sono numeri che devono far riflettere la politica e chi amministra sulla necessità di progetti seri per aiutare imprese e lavoratori ad agganciare la ripresa che ci auguriamo possa arrivare nel 2021, anche se questa seconda ondata mette di nuovo tutto in forse”, dice il segretario generale di Cisl Viterbo Fortunato Mannino. Che dal canto suo aggiunge un altro dato: “Rispetto alle tremila richieste di cassa integrazione in deroga presentate a giugno, quasi duemila sono ancora in essere. Quando non ci sarà più la possibilità di prorogare misure come la cig o il blocco dei licenziamenti che hanno fatto da paracadute, allora cosa succederà? Se non si agisce in maniera tempestiva l’impatto futuro del virus sul tessuto economico e sociale della provincia sarà devastante. Rischiamo il default generale”. Lo studio realizzato da Cerved si intitola “Le città medie ai tempi del Coronavirus: i sistemi locali più esposti e quelli più resilienti”. Le previsioni sono state elaborate monitorando gli andamenti di oltre 1.600 settori, tenendo conto delle misure restrittive e dei vari Dpcm introdotti nel corso della pandemia e dei possibili sviluppi. “Gli effetti del Covid - dice il rapporto - saranno consistenti in tutte le città medie, con i ricavi prodotti nel 2020 che potrebbero contrarsi dal -11,9% al -16,9% e perdite di fatturato tra i 261 e i 343 miliardi. L’intensità dello shock potrebbe variare a seconda delle diverse specializzazioni dei sistemi locali, con città che risulteranno maggiormente impattate dalla pandemia, come Potenza, Chieti e Campobasso, e città meno esposte alla crisi, in cui si registreranno minori perdite come Latina, Imperia e Parma”.
Viterbo, come detto, è una delle province più “esposte”: nella Tuscia il 30,60 per cento del fatturato totale viene prodotto da settori ad alto impatto Covid. “Per questo - dice Mannino - non servono contributi a pioggia, ma misure mirate come il superbonus del 110% nell’edilizia, strumento che può fare da traino per altri settori. Quali? Per esempio il turismo. Ci sono tanti palazzi di valore storico di proprietà pubblica che potrebbero essere recuperati e restituiti alla collettività. Ma una spinta può arrivare anche dall’iniziativa privata, ristrutturando immobili da destinare ad attività ricettiva” . Bene infine lo smart working, ma con dei paletti: “Deve essere applicato in maniera concordata con i sindacati”.