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Saltato il tracciamento dei contagi, l'Usb: "Serviva programmazione"

Massimiliano Conti
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Lunedì 114 positivi, di cui 27 a Viterbo, su 315 tamponi eseguiti. Ieri 114 positivi di cui 44 nel capoluogo, su un totale su 560 tamponi. Per capire che nella Tuscia la situazione dei contagi è andata fuori controllo e che il tracciamento è saltato, non c’è bisogno neppure di calcoli matematici, quelli che - come riportato ieri dal Corriere - “incoronano” la Tuscia tra le province con il peggiore trend (peggiore addirittura di quello della Lombardia). In queste ore ai piani alti della Asl ci si interroga su cosa non abbia funzionato - e che qualcosa non abbia funzionato con questi numeri è del tutto evidente - e da cosa possa essere dipeso un aumento così repentino ed esplosivo delle infezioni da Covid-19. Tanto più preoccupante se raffrontato con i numeri di marzo e aprile, i mesi della grande paura e del lockdown, quando i contagi complessivi in provincia non avevano mai superato quota 25. Una cosa è chiara: come in altre zone d’Italia anche a Viterbo è saltato ormai il cosiddetto contact tracing, come va ripetendo il microbiologo Crisanti, che insieme al collega Massimo Galli si è dimostrato in questi mesi il più lucido dei virologi televisivi (e per questo si è visto spesso additare come profeta di sventura dai riduzionisti e negazionisti). Ma tornando alle domande: cos’è che non ha funzionato? I controlli sono stati capillari e tempestivi? Oppure c’è stata qualche smagliatura o ritardo? Le lunghe code per fare il tampone a Belcolle potrebbero aver dissuaso molti viterbesi potenzialmente contagiati dal farsi prescrivere il test dal proprio medico? Ieri si parlava addirittura di esaurimento tamponi nei drive-in, circostanza questa smentita dalla Asl: “Di tamponi ce ne sono in abbondanza, anche se, vista la situazione, un ritardo di qualche giorno nella consegna dei risultati è possibile che ci sia”, fanno sapere dalla direzione. Sul banco degli imputati c’è sicuramente la scuola. I numeri anche in questo caso parlano chiaro e smentiscono l’ottimismo della ministra Azzolina: nella Tuscia gli alunni contagiati dalla ripresa delle lezioni, cioè in un mese, sono stati oltre 100, più della metà dei quali a Viterbo città. Se i trasporti sono sicuramente una delle grandi falle del sistema, basta parlare con qualsiasi insegnante per capire che le scuole stesse sono tutt’altro che le isole felici descritte da Lucia nel paese delle meraviglie. Le classi pollaio sono tutt’ora la regola, gli sdoppiamenti, nei pochi casi in cui sono avvenuti, riguardano solo le elementari e la distanza di un metro tra le azzoliniane “rime buccali” è del tutto insufficiente a garantire la sicurezza quando si ha a che fare con spazi angusti e bambini vivaci o iperattivi. Come evidenziato dalla stessa segretaria della Uil Scuola, Silvia Somigli, “i docenti in classe devono condurre un braccio di ferro continuo per pretendere che i ragazzi indossino le mascherine”. Anche la gestione delle quarantene da parte della Asl, come denunciato più volte dalla consigliera del Pd Luisa Ciambella, presenta molti aspetti critici. L’Usb di Viterbo, per bocca di Paola Celletti (anche lei contagiata), non risparmia critiche alla politica e alla stessa Asl che, a suo dire, “hanno perso l’occasione di investire sul servizio sanitario nazionale con un piano straordinario di assunzioni stabili che potesse colmare i gravi vuoti d’organico, con la riapertura degli ospedali di zona e di tutte quelle strutture sanitarie pubbliche che in questi anni sono state chiuse o depotenziate”.
“Regione e Asl, a parte l’acquisto di reagenti e tamponi - sottolinea Celletti - non hanno pianificato e non hanno messo in atto investimenti seri, lasciando che tutto si regga sull’impegno dei pochi operatori sanitari rimasti, o precari, spesso sfruttati e mal retribuiti. E mentre imperversa il Covid, molte persone con altre patologie restano senza cure”.