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Interessi passivi sui derivati, il Comune di Viterbo farà causa alla banca

Massimiliano Conti
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Vie legali per bloccare il salasso da derivati. L’amministrazione Arena è pronta a fare causa alla banca che all’inizio del millennio propose a Palazzo dei Priori tutta una serie di strumenti finanziari - delle vere scommesse all’epoca molto in voga tra gli enti locali -, che oggi costano alle casse comunali un occhio della testa: 700 mila euro l’anno di interessi passivi. 
Nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato da Alvaro Ricci (Pd) e Giacomo Barelli (Forza civica), solo leggermente modificato dalla maggioranza rispetto al testo originario, che prevede di verificare, attraverso l’ingaggio di un avvocato, tutte le strade percorribili per mettere fine all’autentico tributo di sangue che il Comune versa ogni anno alle banche. La principale è ovviamento il contenzioso, sulla scia di altri Comuni italiani come quello romagnolo di Cattolica, che nel maggio scorso ha vinto la causa con la Bnl per tutta una serie di derivati ad alto rischio, simili a quelli sottoscritti una quindicina di anni fa, dall’allora amministrazione Gabbianelli (ma con il voto contrario dell'ex sindaco). 
“Sarà il legale a cui ci rivolgeremo a indicarci la scelta migliore: sicuramente quella del contenzioso legale è un'opzione”, dice il sindaco Arena. 
Era stato lo stesso consigliere dem Alvaro Ricci nelle settimane scorse a far scoppiare il caso, citando la recente sentenza della Cassazione a sezioni riunite, la 8770, che aveva rigettato il ricorso della Bnl, liberando il Comune di Cattolica da un oneroso contratto di swap. 
“Non solo una vittoria della nostra città, ma di tutti quegli enti locali che hanno avuto un caso simile. Per questo ho sentito la responsabilità di arrivare in fondo a questa vicenda”, aveva dichiato all’indomani della sentenza il sindaco della città romagnola, Mariano Gennari. 
In verità, anche durante la precedente amministrazione Michelini era stata presa in considerazione l’idea di una risoluzione dei contratti dell’allora ragioniere capo Stefano Quintarelli, il Comune decise che il gioco non valeva la candela. La pronuncia della Suprema corte sembra però ora cambiare le carte in tavola. 
“Restano ancora sei anni da pagare, per una somma complessiva di 4 milioni e 200 mila euro - ha spiegato Ricci - . Con tutti i soldi spesi finora, il Comune avrebbe potuto accendere mutui per 16 milioni di euro, con i quali riasfaltare le strade e mettere in sicurezza tutte le scuole”