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Ferrovia Roma Nord, in due settimane cancellate oltre duecento corse. I pendolari: "Intervenga la Regione"

Massimiliano Conti
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E' stato un autentico mercoledì nero, quello appena trascorso (14 ottobre), sui binari della ferrovia Roma Nord. Ben quattro i treni consecutivi della tratta extraurbana Roma-Civita Castellana con partenza da piazzale Flaminio cancellati: quello delle 16,10, quello delle 17, quello delle 17,40 e quello delle 18,20. A questi vanno aggiunte ben sei corse del tratto metropolitano. Situazione altrettanto critica quella di giovedì 15 ottobre con la soppressione di 20 treni, tra cui 14 regionali Roma-Viterbo, quello delle 5.55 da Flaminio per Montebello, quello delle 6.25 da Montebello per Flaminio, i tre che coprono l’intera tratta Roma-Viterbo e quello delle 5.40 da Catalano, cancellato nella tratta Montebello per Flaminio. Un’ecatombe che ha fatto saltare per l’ennesima volta i nervi ai pendolari, già provati dalle soppressioni quotidiane (causate - pare - dal mancato pagamento degli straordinari ai macchinisti) e dagli assembramenti a mo’ di carro bestiame che ormai sono diventati il “marchio di fabbrica” della disastrata ferrovia gestita da Atac. Sono oltre duecento le corse cancellate nell’arco di due settimane. I pendolari, nella stessa giornata di mercoledì, hanno presentato un'istanza legale “per i gravi fatti accaduti”. L’avvocato. Mario Sabatino, su mandato del comitato, ha richiesto ad Atac, alla Regione Lazio, a Roma Capitale e alla Prefettura di Roma, quali siano “gli interventi concreti e immediati che questi soggetti intendono adottare, considerata la particolare urgenza e il grave rischio per la salute degli utenti della ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo, nonché dei loro familiari e di tutti i loro contatti in caso di esposizione all’infezione da virus Covid-19, essendo attualmente costretti, loro malgrado, a viaggiare a bordo dei treni in condizioni non conformi alle prescrizioni di legge e alle direttive delle autorità sanitarie nazionali e sovranazionali”. L’istanza è stata inoltrata per conoscenza al presidente del Consiglio, al ministro della Salute e a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti. “La situazione venutasi a creare negli ultimi giorni in cui sono risultate soppresse mediamente il 40% delle corse richiede un intervento energico e non ulteriormente dilazionabile nel tempo - afferma il comitato in una nota -. E’ ormai quasi impossibile viaggiare la sera poiché saltano anche 2-3 corse urbane consecutive e quindi tutti gli utenti presenti in banchina si accalcano all’interno dei pochi treni disponibili”. Il presidente del comitato Fabrizio Bonanni vede nero: “Penso che si arriverà presto alla chiusura temporanea della linea - dice -. Non si riesce a garantire un servizio degno e sono tre giorni che saltano treni come birilli, nonostante la valanga di soldi che riceve il gestore per il (dis)servizio erogato. Parliamo di almeno 90 milioni di euro in un triennio più tutti i proventi della bigliettazione e molto altro. Atac in tutto questo non è riuscita a fare nuove assunzioni di addetti al trasporto ferroviario né manutenzioni adeguate ai convogli. La Regione da parte sua non riesce a far rispettare il contratto, non riesce a far partire i lavori di raddoppio e di completamento delle stazioni, non affida le gare per i nuovi treni. Le loro politiche di gestione del trasporto pubblico in emergenza sono miseramente fallite”. Bonanni ricorda infine il famoso osservatorio su orario e sicurezza con dentro sindaci, Regione e Atac in cui il comitato aveva chiesto invano di essere incluso: “Si è volatilizzato da mesi”.