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Feto gettato nel cassonetto a Viterbo. La Corte d'assise dice sì alla super perizia

Valeria Terranova
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È ripreso in Corte d’assise il processo a carico di Graziano Rappuoli, sessantenne, l’infermiere dell’ospedale di Belcolle accusato di omicidio volontario ed esercizio abusivo della professione medica, per aver procurato a Elisaveta Alina Ambrus, 30enne di origine romena e ballerina di nightclub, un farmaco abortivo che portò alla morte la piccola, nata dopo soli sette mesi di gestazione e ritrovata in un cassonetto dell’immondizia nel quartiere Salamaro il 2 maggio del 2013.

La corte ha nominato tre periti che dovranno relazionare su alcuni quesiti, che riguardano le cause della morte e, se il farmaco assunto dalla donna, possa avere interferito con il tragico esito; se il piccolo feto fosse nato vivo o meno; se un feto con quelle caratteristiche avrebbe potuto sopravvivere se fosse stato oggetto di un trattamento sanitario immediato. Gli esperti a cui giudici togati e popolari hanno commissionato questa perizia interdisciplinare sono Giancarlo Carbone, medico legale; Marco Sani, ginecologo; Alfio Cimino, tossicologo.

Il termine entro il quale i tre specialisti dovranno consegnare al Tribunale le loro relazioni scadrà il 29 gennaio e verranno sentiti in contraddittorio a fine febbraio.

La corte ha, inoltre, stabilito un’udienza intermedia nei primi giorni del mese di febbraio, durante la quale verrà interrogato l’imputato, rappresentato dall’avvocato Samuele De Santis, e la stessa Elisaveta Alina Ambrus.

La mamma della bimba, all’epoca dei fatti 27enne, accusata di aver gettato il feto appena partorito in un cassonetto, era stata già condannata a 10 anni dopo il processo con il rito abbreviato per omicidio e occultamento di cadavere; poi la pena è stata dimezzata a 5 anni e 2 mesi dalla sentenza per infanticidio emessa nel 2018 dalla Corte d’Appello di Roma che ha, inoltre, derubricato il capo di imputazione iniziale.

I fatti risalgono alla sera del 2 maggio del 2013, quando in via Solieri, un passante scoprì un feto di circa sette mesi, mentre depositava dell’immondizia. Dopo varie ricerche, gli inquirenti riuscirono a risalire all’identità della madre, la quale quello stesso pomeriggio si era recata all’ospedale di Belcolle per una emorragia.