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Coronavirus, Luisa Ciambella: "Le famiglie dei bambini in quarantena non sanno come comportarsi"

Simone Lupino
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“Screening a tappeto in tutti quei nuclei famigliari dove è presente un bambino o un ragazzo posto in quarantena per contatto diretto con un compagno di classe positivo e, poi, regole chiare da seguire quando si parla di quarantena scolastica, anche per evitare comportamenti scorretti che rischiano di alimentare ulteriormente il focolaio della pandemia”. E’ quanto chiede la consigliera del Pd Luisa Ciambella, che pur riconoscendo lo sforzo messo in campo da tutti gli attori chiamati a gestire l’emergenza (scuola, Comune e Asl), evidenza i disagi che vivono tante famiglie per la mancanza di informazioni e di coordinamento. E porta come esempio l’esperienza che sta vivendo in prima persona.

“Lo scorso venerdì – racconta - sono stata chiamata dalla segretaria della scuola di mia figlia per comunicarmi che la sua classe era stata posta in quarantena e che dovevo andare a prenderla”. Si tratta, come già emerso, di una classe della scuola media Fantappiè, dove tra gli alunni è stato accertato un caso di positività al Covid. Ciambella come gli altri genitori si è presentata subito a scuola: “Ci hanno consegnano i nostri figli e ci hanno detto, giustamente, di aspettare eventuali comunicazioni da parte della Asl”. Ma da allora, niente: “Nessuno ci ha spiegato che tipo di quarantena fosse, che esiste una differenza tra quarantena e isolamento, ma soprattutto nessuno ci ha saputo dire come i genitori e i fratelli che vivono nello stesso nucleo familiare si dovessero comportare. Nessuno ci ha spiegato la differenza tra contato con Covid e contatto da contatto Covid”. Le famiglie sono state lasciate da sole senza sapere come comportarsi. “Ancora oggi ci chiediamo: il tampone ce lo faranno, lo faranno solo ai ragazzi, in che tempi, e noi genitori? Dobbiamo provvedere da soli?”. Qualcuno ha contattato il proprio pediatra, altri il medico di famiglia: “Una situazione in cui, prendendo iniziative in proprio, si rischia di intasare inutilmente le strutture sanitarie, già sottoposte a forte stress, come dimostrano le code per il drive-in a Belcolle”, sottolinea Ciambella. Ma non finisce qui: “Si è aperto anche il capitolo su come tenere un minore a casa in quarantena”.

“L’esperienza del lockdown - conclude Ciambella - ci sarebbe dovuta servire per prepararci a questo momento. Invece, come spesso accade nella pubblica amministrazione, quando si sovrappongono più competenze, ognuno si concentra solo sul proprio settore, senza pensare al destinatario finale delle azioni che si pongono in essere, che è sempre il cittadino. Per questo confido nell’azione della prefettura”. Infine, un appunto nei confronti di Arena: “Mentre vediamo una certa premura da parte degli altri sindaci della provincia nel fornire informazioni precise e aggiornate giorno per giorno sull’andamento dei contagi nei rispettivi paesi, questo a Viterbo non avviene. I problemi della città li conosciamo, sono tanti e non vanno lasciati indietro. Ma, con tutto il rispetto, credo che al momento le priorità siano altre”.