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Viterbo, Luisa Ciambella si dimette da capogruppo del Pd in Consiglio comunale | VIDEO

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Luisa Ciambella si è dimessa da capogruppo del Pd. L’annuncio, a sorpresa, è avvenuto ieri mattina, 6 ottobre, in apertura del Consiglio straordinario sui rifiuti.

Una decisione dolorosa ma necessaria, sottolinea la consigliera dem, che ne spiega i motivi: a indurla ad abbandonare l’incarico è stata la richiesta di rientrare nel gruppo dem di Mario Quintarelli, che era stato espulso dal partito per essersi candidato alle ultime comunali nella lista di Francesco Serra in contrapposizione a quella del Pd ufficiale guidata dalla stessa Ciambella. Annunciando le sue dimissioni, l’ormai ex capogruppo ha dato non solo il via libera all’ingresso di Quintarelli, ma anche a quello di Serra e a Lina Delle Monache, i quali però per ora tergiversano: “Spero che lo facciano”.

 

“Il Pd a livello nazionale si è sempre battuto contro i trasformismi e i cambi di casacca e per l’unità, ma a Viterbo ha deciso di riammettere un consigliere eletto in altre liste contrapposte al Pd - dice l’ex vicesindaca -. Non ero e non sono contraria a riammettere questo collega e tutti coloro che lo desiderano, ma la politica doveva attivare un percorso politico di ricostruzione che ho chiesto più e più volte ma che si è rifiutata di fare. Ho rassegnato quindi le mie dimissioni per il rispetto profondo che nutro verso i miei elettori e dei miei candidati che accettarono di fare una battaglia legittima, onesta ma osteggiata da una parte del partito”.

Viene da chiedersi perché invece di impugnare l’ingresso di Quintarelli, stabilito dalla commissione regionale, la Ciambella abbia deciso di sotterrare l’ascia di guerra: “E’ ora di chiudere stagioni di conflitti inutili - la risposta - e di veleni che hanno fatto soffrire nell’intimo le persone. Io potevo essere il capogruppo del Pd che si è presentato onestamente e legittimamente nel giugno 2018, non potevo esserlo di un gruppo che, consentitemi la battuta, se non è trasformista è certamente trasformato, se non rielabora ciò che è accaduto e comincia a remare tutto dalla stessa parte. La coerenza prima di tutto”.

La dimissionaria ricorda come nel 2018 una parte del Pd “abbia deliberatamente scelto di non mandare il centrosinistra al ballottaggio. Questa rappresenta una chiara responsabilità politica che nessuno vuole rielaborare. Ho detto che deve essere dimenticata. Dimenticare perché nessuno possa ripeterla”.

La Ciambella rassicura poi sulle sue intenzioni: “Resto convintamente iscritta al Pd perché sono una democratica, una dirigente nazionale del mio partito e una dirigente regionale di Base riformista, la mia area di riferimento. Credo fermamente nei valori che animano il Pd. Noi aspiriamo ad essere i ‘figli politici’ di Aldo Moro, siamo il segno del cattolicesimo popolare appassionato, convinto, vogliamo essere un pezzo importante dentro a un percorso in cui tutti devono avere diritto di cittadinanza, così come sostiene il nostro segretario Nicola Zingaretti che a livello nazionale, in controtendenza con il nostro territorio, evidentemente e quotidianamente lavora in questa direzione: quella unitaria”.

Sulla situazione locale, la Ciambella è tranchant: “I risultati delle ultime amminisrative parlano da soli: questo Pd diviso non vince perché tutto indirizzato non all’ampliamento del consenso del partito ma alle preferenze dei singoli. Le prossime elezioni di marzo sono un banco di prova importante per vedere se il Pd viterbese lavorerà per l’unità o preferirà, come accaduto in Provincia o in altri centri, a fare da stampella a una destra sempre più arrogante e inefficiente”.