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Da oggi tutti in classe a Viterbo, Tarquinia, Tuscania e Ronciglione. Grande confusione sui supplenti

Massimiliano Conti
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Con una decina di giorni di ritardo riaprono oggi le scuole di Viterbo, Tarquinia, Tuscania e Ronciglione. In tutte quelle che hanno rispettato invece il calendario, il caos regna ancora sovrano. Non tanto dal punto di vista igienico-sanitario quanto da quello didattico-organizzativo. 
Mancano ancora all’appello, infatti, almeno 130 insegnanti, di cui 80 nel sostegno. Il provveditorato sta ultimando le nomine dalle cosiddette graduatorie incrociate, mentre molte scuole alla ricerca disperata di docenti per tamponare i buchi, hanno già iniziato a chiamare gli insegnanti dalle graduatorie di istituto, creando in questo modo sovrapposizioni che aumentano la confusione. 
Stanno letteralmente esplodendo in questi giorni le chat degli aspiranti prof, molti dei quali sono nel panico: non possono infatti rifiutare contratti brevi nella speranza di averne più lunghi, pena il finire in coda alle graduatorie in base alle nuove cervellotiche regole dettate dalla ministra. 
Intanto all’orizzonte si profilano centinaia di ricorsi da parte di tutti quei precari che si sono iscritti alle gps ma che, per falle nel sistema informatico utilizzato dalle scuole polo, si sono visti attribuire punteggi sballati, in eccesso ma più spesso ancora in difetto. “Di fronte a una quantità enorme di errori, bisognava permettere agli ambiti territoriali di correggere prima le graduatorie. Invece il ministero ha preteso che le convocazioni iniziassero ugualmente - spiega la segretaria della Uil Scuola Silvia Somigli -, con il risultato che, come sindacati, saremo costretti ora a promuovere una valanga di ricorsi”. Il rischio, quanto mai concreto, è dunque che ad anno scolastico inoltrato, per effetto di sentenze di giudici, molti docenti che hanno preso servizio sulla base di graduatorie falsate siano poi costretti a lasciare il posto agli aventi titolo, con buona pace della continuità didattica. Come se non bastasse, alcune segreterie, oberate di lavoro, tardano nella verifica dei titoli dei docenti appena nominati. 
Molti istituti, come detto, hanno iniziato a chiamare dalle graduatorie di istituto per la copertura dei cosiddetti posti Covid. Si tratta di organici aggiuntivi concessi dal ministero per consentire lo sdoppiamento delle “classi pollaio”, che continuano ad essere ovunque la regola, più che l’eccezione. Questi contratti presentano però una clausola capestro: in caso di nuovi lockdown scatta automaticamente il licenziamento. Per questo molti precari la considerano l’ultima spiaggia. Il problema è che di fronte a una convocazione per questo tipo di posti, rifiutare il contratto vuol dire finire in coda alla graduatoria della propria disciplina e quindi darsi la zappa sui piedi. 
“La nuova normativa ha inoltre costretto molti docent ad accettare spezzoni di poche ore in scuole lontanissime da casa e senza possibilità di completare l’orario”, continua Somigli che dà atto al provveditorato di Viterbo di aver gestito finora la situazione “con attenzione e scrupolo”.
“In un momento così delicato dal punto di vista sociale, di fronte a un’emergenza sanitaria che costringe le scuole a degli sforzi immani per garantire la sicurezza dal punto di vista sanitario - conclude la segretaria della Uil -, non si sentiva proprio il bisogno di complicare il lavoro al personale e anche a noi sindacati, nonché di aumentare l’incertezza di migliaia e migliaia di lavoratori precari”.