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Viterbo, i centri di formazione non riaprono

Massimiliano Conti
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”Il 14 le scuole potevano riaprire ovunque”. Lo ha detto il presidente della Provincia Pietro Nocchi, sposando la “linea della certezza” della ministra Azzolina, quella della realtà parallela in cui va sempre tutto bene, e bacchettando, “ma senza fare polemiche”, quei sindaci come Arena (Viterbo), Giulivi (Tarquinia) e Mengoni (Ronciglione), di centrodestra e di centrosinistra - ammesso che nell’era delle larghe intese queste distinzioni abbiano ancora senso - che hanno deciso al contrario, di rinviare la ripresa delle lezioni, in mancanza delle necessarie condizioni di sicurezza. 
Peccato che tra le scuole che potevano riaprire “ovunque” e invece non hanno riaperto per niente, ci siano anche quelle gestite direttamente dalla Provincia, vale a dire i tre centri di formazione professionalI di Viterbo, Capranica e Civita Castellana. Non ci sono le condizioni per “la salvaguardia della salute dei discenti, dei docenti e degli operatori impegnati in aula”: a Nocchi, in qualità di sindaco di Capranica, glielo scrive chiaro e tondo il dirigente del settore finanziario e formazione professionale di Palazzo Gentili Patrizio Belli.
Nella lettera, datata 15 settembre (martedì scorso) Belli chiede sia a Nocchi che al commissario prefettizio di Civita Castellana Fabio Geraci, di rinviare al 24 settembre la riapertura dei centri di formazione, per un totale di 23 corsi con oltre 300 studenti interessati. Tra i destinatari non c’è il sindaco di Viterbo, ma solo perché Arena a ordinare il posticipo ci aveva già pensato da solo. 
In pratica il Nocchi presidente della Provincia critica i sindaci Arena, Giulivi e Mengoni perché hanno deciso di tenere chiuse le scuole nonostante la Provincia abbia lavorato da giugno per riaprire regolarmente perlomeno quelle superiori di propria comptenza, ma poi il Nocchi sindaco è costretto a ordinare la chiusura fino al 24 del centro di formazione provinciale di Capranica su richiesta di un suo dirigente in via Saffi. 
Le ragioni di questa richiesta, a quanto scrive il dirigente nella lettera, sono da imputare a “cause di forza maggiore che non trovano soluzioni atte a garantire l’apertura in completa sicurezza”.
Più precisamente, la Consip, la centrale degli acquisti della pubblica amministrazione, ha risolto la convenzione con la società che gestiva la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Palazzo Gentili si è trovato quindi a dover affidare d’urgenza il nuovo incarico per la stesura del documento di valutazione dei rischi, “che, ad oggi - scrive sempre il dirigente - nonostante preventivamente richiesto, non è stato possibile ottenere”. Questo documento rappresenta infatti “il presupposto ineludibile per la riapertura in sicurezza delle attività didattiche”. “Sono in corso di svolgimento - si legge sempre nella lettera -, i sopralluoghi presso i centri di formazione, destinati all’elaborazione delle prescrizioni di dettaglio per la riapertura in sicurezza”. Domanda: non era possibile svolgere prima questi sopralluoghi, in modo da accertare preventivamente le condizioni di idoneità delle strutture (per citare le parole di Belli)? Tutto ciò considerate anche le peculari attività didattiche “professionalizzanti” dei centri, “da svolgere in laboratori - citiamo sempre la lettera - per ognuno dei quali vanno valutate e individuate le condizioni di garanzia per l’incolumità e la sanità pubblica”. Da parte sua, Nocchi, interpellato dal <CF1402>Corriere</CF>, prima nega l’esistenza della lettera, poi ammette di aver firmato l’ordinanza sindacale di rinvio per quanto riguarda il suo Comune. “Ma era tutto previsto, non ci sono problemi particolari. Il 24 tutti e tre i centri di formazione riapriranno”.  Un futuro da ministro della Pubblica istruzione al presidente non glielo toglie nessuno.