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Pale eoliche. L'allarme di Italia Nostra: "Si rischia di compromettere il paesaggio rurale"

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Una distesa di pale eoliche (aerogeneratori) che dal lago di Bolsena si estenderebbe senza interruzione quasi fino al mare. In tutto 46, che è la somma totale di quelle che sorgono tra Arlena e Tessennano (nove, in arancione nella cartina a lato) e le 21 installati a Piansano (viola), più le 16 alte 250 metri, indicate con il colore bordeaux, che verrebbero installate intorno a Tuscania in caso di ok al progetto presentato a luglio dalla Wpd San Giuliano, contro il quale Italia Nostra Tuscia Viterbese annuncia battaglia.

“Siamo nel cuore della Tuscia – dice il presidente dell’associazione, Adrian Moss, mostrando una mappa che indica la posizione delle pale, vecchie e nuove -. Si tratta di una zona dove il paesaggio rurale è sostanzialmente preservato. Nel tempo è stato descritto e ammirato da archeologi, scrittori, pittori. I campi tondeggianti, i colori delle argille: presenta similitudini con le crete senesi, solo che non è diventano mainstream come il paesaggio toscano. Non è stato valorizzato”.

Di sicuro non è un ambiente marginale o già compromesso come potrebbe far pensar la destinazione d’uso che gli è stata assegnata con la definizione della “macroarea”, 6400 ettari, dove è ammessa la costruzione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. “La zona non è sottoposta a vincoli, ma il suo valore paesaggistico, culturale e archeologico è stato riconosciuto dal Consiglio dei ministri, che a giugno, accogliendo le osservazioni della Soprintendenza, ha bocciato il progetto del maxi impianto fotovoltaico a Pian di Vico. Un precedente che non si può ignorare”.

Il punto migliore di osservazione è la collina di Montebello, duecento metri sul livello del mare. Ci si arriva salendo per strade rurali che attraversano pascoli e campi di grano, dopo aver abbandonato l’asfalto tra Tuscania e Tarquinia. In cima si gode di una visuale quasi a 360 gradi: da sinistra a destra, dando le spalle al mare, si possono ammirare il Monte Canino, Montafiascone, i Monti Cimini, quelli della Tolfa e il poligono di Monteromano.

Da laggiù alla Toscana fino al 2010 era tutto paesaggio rurale ottocentesco, qui passava anche la Via Clodia. Poi sono arrivate le prime pale eoliche, che hanno avuto un impatto sul paesaggio, ma comunque localizzato. Un singolo impianto può avere una sua estetica industriale, che può piacere o meno, ma è soggettiva. Con queste nuove pale invece si verrebbe a creare una specie di continuum: sei torri si allungherebbero a sud, in località San Giuliano, oltre le pale di Arlena e Tessennano. A nord, invece, altre dieci andrebbero a colmare lo spazio vuoto fino a quelle di Piansano. Un paesaggio da periferia industriale al posto di quello rurale. Una gigantesca cintura eolica, che sarà poi la scusa per mettere in futuro altre pale eoliche e nuovi pannelli fotovoltaici. L’impianto inoltre contribuirebbe alla frammentazione dell’habitat, una delle principali cause della perdita della biodiversità. Questa zona, per esempio, è frequentata dall’albanella minore, un uccello rapace in via di estinzione”.

Quale dovrebbe essere secondo Italia Nostra la destinazione di queste zone? Moss non ha dubbi: “Agricoltura biologica, turismo lento e artigianato”. Non le energie rinnovabili, che Moss preferisce chiamare “energie low carbon”, secondo la definizione anglosassone, “perché rispetto ai combustibili fossili hanno un minore impatto, ma inquinano comunque”. E conclude: “Il nostro non è un no a priori, ma motivato. Questi impianti non vanno messi seguendo solo criteri economici e logiche di mercato, ma studiando bene il contesto in cui si inseriscono e in accordo con la popolazione”.