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Anagrafe, gente in fila dall'alba. Rissa sfiorata davanti agli uffici di via Garbini

Roberto Pomi
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Liti, urla e parole grosse agli uffici anagrafe di via Garbini. Con centinaia di cittadini imbufaliti che tornano a denunciare il pessimo funzionamento del servizio, puntando il dito anche contro gli assembramenti, vietati per legge, che invece qui si formano tutti i giorni. C’è gente che, per paura di non riuscire ad entrare, si mette in fila addirittura alle 5.30 del mattino. Motivo per cui giovedì molti, in attesa da ore, non ci hanno visto più di fronte all’impiegato uscito per annunciare che l’erogazione dei servizi allo sportello si sarebbe interrotta alle 9.45 per l’aggiornamento dei terminali. Alcuni hanno dato letteralmente in escandescenza.

“Eravamo lì dalle sette e cinquanta (quelli arrivati prima erano riusciti a farsi servire, ndr). E’ assurdo essere mandati via - racconta un cittadino al Corriere - dopo due o tre ore di fila. Tutti hanno i loro impegni e se serve un certificato non si può essere trattati in questo modo. L’anagrafe così gestita è inutile, rappresenta un disservizio”.

Una ventina le persone mandate via. Tutti sanno che quando si va lì non si sa mai cosa possa accadere. Per questo, molti si alzano molto presto. Giovedì il malumore era palpabile già alle 9, all’apertura degli uffici. Alla comunicazione dell’aggiornamento è scoppiato il caos: “Non riesco a capire come sia possibile - continua il cittadino che si è rivolto al Corriere -. Quello è un ufficio al servizio di tutti noi e invece veniamo trattati a pesci in faccia. Siamo stati costretti ad andarcene senza combinare nulla. Ma non prima di aver sollevato tutte le nostre rimostranze all’indirizzo dell’impiegato di turno”.

La questione è seria anche perché i disagi si prolungano da diversi mesi e la questione delle file e degli accessi agli uffici è resa ancora più critica a causa delle disposizioni da rispettare per il contrasto alla diffusione del Covid-19.

“Non possiamo essere trattati così - conclude l’uomo-. Se uno vuole essere certo di ottenere quello che gli serve ormai ha una sola possibilità: svegliarsi all’alba e sperare che altri non abbiano avuto la sua stessa idea”.