Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Coronavirus, i commercianti vedono nero: "A novembre rischiamo di chiudere"

Alessandro Quami
  • a
  • a
  • a

Il coronavirus minaccia di cambiare la mappa delle imprese della provincia, con il 10-15% di quelle del commercio che hanno già chiuso i battenti. E se la ripresa dei contagi non si ferma, i consumi torneranno a ridursi. E allora tante attività, che nel frattempo hanno goduto della cassa integrazione e di altre forme di sussidio pubblico, non potrebbero resistere.

Il più pessimista è il presidente della Confcommercio Lazio nord: “Non ci sono dati ufficiali, però, sentendo le imprese, si stima che un 15 per cento non abbia riaperto - dice Leonardo Tosti -. Ma numeri più grandi ci saranno quando terminerà la cassa integrazione: un altro 10 o 15% potrebbe chiuderà tra settembre e ottobre”. Tosti, che è imprenditore del settore abbigliamento e ha un centro congressi a Rieti, parla non solo per sentito dire dagli iscritti alla sua organizzazione di categoria, ma perché vive ogni giorno la tensione di chi ascolta le notizie sui contagi, sapendo che la sua attività dipende dal numero di infetti: “Il problema è gravissimo. Se con l’apertura delle scuole i contagi saliranno, allora sarà anche peggio. Altre restrizioni sarebbero letali per tante attività. Quando a novembre finisce la cassa integrazione come faranno le imprese che non possono licenziare? Saranno costrette a chiudere”.

Un po’ meno pessimista ma sulla stessa lunghezza d’onda, è il presidente della Confesercenti Viterbo: “Un 10% di imprenditori non hanno riaperto, e ci sono timori anche per l’autunno, quando ci saranno delle scadenze sui pagamenti dei tributi - afferma Vincenzo Peparello -. Ci sarà anche una contrazione nelle assunzioni e se le aziende non potranno licenziare c’è il rischio di chiudere”. Dopo il coronavirus bisogna adeguare le strutture alle nuove norme di sicurezza: “Per questo chiediamo aiuti per le imprese - continua Peparello -. Servono aiuti sia per non far chiudere che per fare degli investimenti”.

Giancarlo Bandini, di Confimprese Viterbo, si concentra sugli occupati: “Quando terminerà la cassa integrazione chi avrà la peggio saranno i lavoratori: le aziende cercheranno di andare avanti ma gli addetti che faranno?”.

Le cose vanno meglio per l’artigianato, un comparto che ingloba le imprese dell’edilizia che sono molto numerose in provincia: “Pochissime le imprese iscritte a Confartigianato che non hanno riaperto dopo il lockdown, e se hanno chiuso non è a causa del coronavirus - spiega Andrea De Simone, direttore di Confartigianato -. Le costruzioni sono ripartite bene grazie al superbonus al 110% che sta creando molte attese positive. Anche ristorazione e benessere, grazie ai turisti locali e italiani, hanno rialzato la testa, sebbene sia mancato il comparto delle cerimonie. Ora però si va verso una stagione più difficile, in quanto i sussidi vanno scemando e c’è il ritorno dei contagi”.

I dati ufficiali sulle chiusure causate dal Covid non ci sono. Dalla Camera di commercio spiegano che se ne saprà di più a ottobre.