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Rubò gioielli nella villa degli amici, condannata a risarcire 23 mila euro

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Con la condanna del tribunale civile a versare alle vittime un risarcimento danni di oltre 23 mila euro, oltre le spese processuali, si chiude una vicenda che fece molto scalpore nella primavera del 2014: la sparizione di numerosi oggetti preziosi dalla villa di un noto imprenditore del posto, Francesco Castagna.

A finire nel mirino degli inquirenti con l’accusa di furto, dopo una denuncia sporta ai carabinieri, fu la moglie di un noto politico locale, nonché dipendente dell’amministrazione provinciale, all’epoca dei fatti candidato nella lista che poi vinse e per la quale oggi, dopo la riconferma avvenuta nel 2019, ricopre la carica di assessore comunale. La donna, R. M., assidua frequentatrice della famiglia dell’imprenditore, tanto da potersi permettere di girare liberamente in casa loro, fu accusata di aver sottratto nel tempo merce per migliaia e migliaia di euro, in parte rivenduta in una gioielleria della città. I fatti vennero alla luce in piena campagna elettorale (metà maggio) e la notizia fece il giro di mezza provincia anche per le perquisizioni eseguite in un casolare e nell’abitazione dell’uomo politico.

A distanza di sei anni, e dopo un processo penale che ha visto R. M. già condannata con patteggiamento a otto mesi, la sentenza del tribunale civile a favore di Francesco Castagna e della moglie, difesi dall’avvocato Leonardo Ricci, è arrivata il 31 luglio: “Si dichiara la responsabilità di Roberta Mancini in ordine alle accertate ed illecite sottrazioni di oggetti preziosi dall’abitazione degli attori (i coniugi Castagna, ndr); si condanna Roberta Mancini al pagamento in favore degli attori, in solido, della complessiva somma di 23 mila 365 euro a titolo di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, somma da rivalutarsi all’attualità e alla quale andranno aggiunti gli interessi compensativi, da determinarsi come in motivazione, nonché gli interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza sino al soddisfo; si condanna la convenuta alla rifusione delle spese di lite in favore degli attori, in solido, che liquida in 3 mila euro per compensi professionali, oltre a 545 euro per spese esenti, oltre al rimborso forfettario delle spese genarali, oltre accessori come per legge”.

Una curiosità a latere, ma non secondaria: la storia di questo furto è agli atti del processo a carico dell’ex comandante della compagnia carabinieri di Tuscania, il capitano Massimo Cuneo, arrestato nel febbraio 2015 con l’accusa di peculato, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa e falso in concorso. Il 13 maggio 2014 il militare avrebbe telefonato al marito della donna e ad altri personaggi politici, avvisandoli che stavano per scattare le perquisizioni. Testimoni riferirono poi di incontri, per parlare della denuncia presentata da Castagna ed evidentemente studiare le contromosse, tra l’alto ufficiale e l’ambiente politico che poi vinse le elezioni.