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Viterbo, la riapertura delle scuole rischia di essere una beffa

Francesco Storace
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E’ corsa contro il tempo, ma la riapertura delle scuole, prevista per il 14 settembre, anche nel viterbese rischia di trasformarsi in beffa. Perché le direttive sono assai scarse, assieme ai problemi rappresentati dai trasporti. E qualcuno si dovrà svegliare. A partire dal ministero dell’Istruzione, che sta facendo davvero casino, e dalla regione Lazio. Che non dà mostra di sé.
Nel capoluogo Laura Allegrini, assessore comunale, sventola i provvedimenti già assunti dall’amministrazione, a partire dalle opere assegnate: l’ampliamento di 4 aule nella scuola primaria canevari; la realizzazione di un box per personale Ata all’ingresso della scuola primaria Canevari; l’abbattimento di un tramezzo per l’ampliamento di un aula alla scuola secondaria di I° grado Egidi (sede centrale); la realizzazione di un box per personale Ata all’ingresso della scuola primaria Ellera.
Per quanto riguarda invece il finanziamento concesso dal ministero, i lavori da realizzare riguardano: la ristrutturazione del piano seminterrato della scuola primaria Volta; la ristrutturazione del piano terra della scuola primaria De Amicis (ex Università); la ristrutturazione del piano seminterrato della scuola secondaria di I° grado Egidi; la sistemazione di alcune aule in vari edifici.
Tutto bene assessore? “Magari – dice sconsolata la Allegrini - il Comune si sta adoperando ma servirebbero molti più soldi per ottimizzare tutte le situazioni dell’edilizia scolastica. Soprattutto scontiamo i ritardi del governo che avrebbero dovuto rilasciare molto prima le linee guida. E comunque è una follia aprire le scuole prima delle elezioni e procedere a vistosissime sanificazioni due volte”. 
Poi, c’è la parte che riguarda la Regione Lazio e le regole astruse sul distanziamento sociale. Sarà complicatissimo garantire i nostri ragazzi. Già lo scorso anno era grave la mancanza di bus: quest’anno si aggraverà anche di più. Cotral continua a tagliare e quest’anno Zingaretti vanta di aver chiuso il bilancio in attivo. Tagliando i servizi ci si può anche risparmiare gli applausi.
Quello che rischia di accadere nelle scuole del capoluogo e della provincia è facilmente immaginabile, perché ormai la confusione è a mille. Poco potranno fare gli amministratori locali, lasciati a combattere con le famiglie giustamente preoccupate. Ma quel che è ancora più grave è che né a livello centrale né a livello regionale non ci sia nessuno a spiegare come faranno gli studenti a recuperare – ai fini della loro preparazione – quanto hanno perduto in termini formativi nel periodo del lockdown.
Ora si aggiunge il pericolo anche di quel che potrà accadere in ogni singola classe anche in presenza di un solo caso di positività. Apparentemente si dice che si porrà in isolamento quello studente, ma può valere anche per un insegnante o per il personale non docente, ma nessuno ha capito che ne sarà della classe o dell’intero plesso scolastico. Non è che si rischia di aprire il 14 settembre per poi richiudere i battenti il 15? In fondo, i dubbi manifestati dalla Allegrini non sembrano campati in aria.