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Capranica, i carabinieri indagano sulle mascherine acquistate a maggio dal Comune

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Mascherine acquistate dal Comune di Capranica, con affidamento diretto, all’azienda di un consigliere di maggioranza in quota Pd: su delega della Procura, indagano i carabinieri, che la settimana scorsa hanno acquisito tutta la documentazione presso gli uffici. Secondo indiscrezioni, della vicenda si starebbe interessando anche la Finanza relativamente a un possibile danno erariale.

A confermare l’arrivo dei militari in Comune è stato in Consiglio lo stesso sindaco del paese, anche presidente della Provincia, Pietro Nocchi (Pd), finito nella bufera tra maggio e giugno, quando si scoprì che le mascherine della Comoflex (questo il nome dell’azienda, che è di proprietà del consigliere Riccardo Morera) erano state acquistate anche dalla Provincia e da Talete (Nocchi è pure presidente dell’Ato).

L’indagine è nata dalle denunce dell’associazione “A testa alta” e da un esposto firmato dal consigliere comunale di minoranza Franco Cavalieri.

L’acquisto delle mascherine da parte del Comune di Capranica, ad un prezzo di 90 centesimi l’una, quindi superiore a quello fissato dal commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, risale al 6 maggio (determina 186). Complessivamente, furono spesi 4.867 euro, Iva compresa. Ma al di là di ciò, ad insospettire l’associazione “A testa alta” e Cavalieri fu l’iter amministrativo seguito dagli uffici: le mascherine ordinate il 6, fece notare in particolare il consigliere di minoranza in un’interrogazione, poi trasformata in esposto, risultano consegnate l’8, mentre la relativa fattura viene pagata il 12: “Solo quattro giorni. Visti i tempi della pubblica amministrazione, siamo di fronte a un miracolo”. Non solo: Cavalieri, il 10 giugno, si presentava in Comune per chiedere spiegazioni sui tempi di consegna: “Mi si fece presente che la distribuzione era avvenuta il 5 maggio, cioè un giorno prima della determina di acquisto”. Quello del 6 fu dunque “un ordine falso per pagare mascherine distribuite in precedenza”. Ergo: “La determinazione 186 del 6 maggio è un falso in atto pubblico”.

Nocchi al riguardo si è sempre difeso sostenendo che fu costretto a rivolgersi alla Comoflex perché sul mercato non si trovava disponibilità di altre forniture. A smontare la tesi ci pensò però l’associazione “A testa alta”: “Falso: il 27 marzo il consigliere Panunzi annunciava che la Regione stava distribuendo gratuitamente le mascherine ai Comuni”.

“A testa alta” si concentrò, oltre che sul Comune, sull’acquisto eseguito dalla Provincia, in questo caso a 1.40 euro l’una: “Nocchi dice che la Provincia ha acquistato le mascherine per i cantonieri che altrimenti non avrebbero potuto lavorare. Falso: la Provincia compra le mascherine il 3 aprile quando la Regione le dà gratis dal 27 marzo. E soprattutto le compra a un euro e 40 dalla Comoflex, quando, come si legge nella determina, vengono comprate anche dalla Viass di Viterbo che le fornisce a 60 centesimi”.

E ancora: “Tenuto conto che è anche presidente dell’Ato 1, può il presidente Nocchi - disse l’associazione - chiedere a Talete come mai il 29 maggio acquista 2000 mascherine non certificate dalla Comoflex a prezzi superiori a quanto stabilito dal commissario Arcuri, quando ormai sono reperibili quelle chirurgiche certificate?”.