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Ferragosto fa rifiatare ristoratori e albergatori di Viterbo. Bianchini: "Ma da settembre sarà dura"

Massimiliano Conti
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Non solo gli alberghi, i bed and breakfast e le case vacanze: in questi giorni di Ferragosto a Viterbo sono pieni anche i ristoranti. Se tre mesi di lockdown pesano ancora come macigni sulle finanze delle attività ricettive viterbesi, la città dei papi sta paradossalmente capitalizzando quello che da sempre viene considerato il suo più grande limite: l'isolamento e l'esclusione dalle grandi rotte turistiche. Il capoluogo della Tuscia, al contrario delle grandi metropoli come Roma, Milano o Napoli o delle città d'arte più famose come Firenze e Venezia, viene percepito come un posto relativamente sicuro, in cui è possibile godersi le bellezze storico-architettoniche, ambientali e le specialità gastronomiche senza assembramenti. I risultati si vedono. Li stanno vedendo albergatori e ristoratori che faticano in questi giorni a dare, per così dire, il resto. La quasi totalità della clientela, va detto, è italiana mentre gli stranieri sono ormai una merce rarissima. Ma alla fine quello che conta sono i numeri, quelli battute sui registratori di cassa. "Siamo molti soddisfatti dell'affluenza in queste settimane d'agosto", dice Paolo Bianchini, titolare del ristorante Al Vecchio orologio e presidente del Movimento nazionale imprese ospitalità, da qualche mese ospite assiduo di talk show e trasmissioni televisive. L'ultima apparizione due giorni fa al Tg4 dove Bianchini ha di nuovo preso di mira "questo governo di fenomeni che pretende di farci pagare le tasse nelle scadenze normali del 20 e 31 agosto senza considerate tutte le difficoltà della nostra categoria".

Difficoltà che il pienone di queste giornate non cancella, anche se, ammette Bianchini, i ristoratori viterbesi se la passano sicuramente meglio dei colleghi romani, dove all'assenza degli stranieri si è aggiunta anche la grande fuga degli italiani dai luoghi troppo affollati.

"Gli italiani preferiscono visitare città più piccole e meno frequentate come Viterbo perché si sentono relativamente più sicuri - chiosa il ristoratore ed ex consigliere comunale -. La possibilità di allargarsi con i tavolini all'esterno ci ha permesso finora di compensare la perdita di coperti all'interno per via del distanziamento. Ma siamo preoccupati per quello che succederà a settembre quando con l'arrivo dei primi freddi non sarà più possibile cenare all'aperrto. Soltanto nei miei due locali, la Bolla e il Vecchio orologio, passerò dagli attuali 110 coperti a meno della metà. E non voglio nemmeno pensare a nuovi lockdown: il governo spero capisca che se si chiude tutto di nuovo stavolta il paese collasserà".

Il pienone di Ferragosto, dice Bianchini, non basterà in ogni caso a compensare le perdite subite da marzo a maggio. "Anche perché la mancanza degli stranieri si sente, non tanto in termini numerici quanto di incassi. Difficile che un italiano di questi tempi stappi una bottiglia di vino da 60-70 euro o di più - conclude il presidente del Movimento nazionale imprese - così come è difficile che spenda per una cena più di 20-25 euro contro i 30-35 dello scontrino medio di un turista straniero".

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