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"Stop ai noccioleti": la protesta del comitato tra Tuscia e Orvietano

Simone Lupino
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“No monocolture, stop pesticidi”. Con una grande striscione e tenendo sul volto l’immagine di maschere antigas, sessanta persone hanno partecipato nei giorni scorsi a una iniziativa nei campi al confine tra la provincia di Viterbo Tuscia e l’Orvietano contro l’avanzata delle nocciole. 
Alla passeggiata organizzata dalla Comunità rurale diffusa hanno partecipato contadini e semplici cittadini, famiglie con bambini e associazioni. Una battaglia iniziata un anno e mezzo fa con il sostegno della regista Alice Rohrwacher, originaria dell’Alfina, che con una lettera pubblica ai tre governatori di Lazio, Toscana e Umbria ha denunciato preoccupata la trasformazione di queste terre: “Un paesaggio nuovo, del tutto trasfigurato, dove campi, siepi, alberi scompaiono per lasciar posto a impianti di nocciole a perdita d’occhio”. Duecento gli ettari di terreno “riconvertiti” in queste zone. “E’ stata un’incursione pacifica - spiegano gli organizzatori - per protestare contro una scelta poco lungimirante che avrà serie conseguenze sulla salute della popolazione, sulla fertilità della terra, sulla qualità delle acque e sulla vita dei contadini che praticano un’agricoltura libera da pesticidi e diserbanti, che vivono la minaccia della contaminazione dei loro prodotti”. Sotto accusa il Piano “Nocciola Italia” promosso dalla Ferrero che prevede la realizzazione di 20 mila ettari di nuove piantagioni di noccioleti entro il 2025 (+30% dell’attuale superficie), di cui 10.000 nel Lazio, dove già si concentrava il 5% della produzione globale, 5 mila ettari in Toscana e 2 mila nelle Marche. “Il piano di incentivi – spiegano gli attivisti della Comunità rurale diffusa - sta convincendo molti investitori del settore agricolo (non necessariamente agricoltori) a comprare terre e convertirle in impianti di coricoltura, a discapito di pascoli e seminativi”. Nell’Alfina sono stati impiantanti 200 ettari di nuovi noccioleti. “Ma si prevede di arrivare a mille”. Per gli attivisti è un “modello, che condanna la gente comune e l’habitat di tutti a vantaggio dell’economia di pochi”. E aggiungono: “Non è il futuro salubre e sostenibile che vogliamo e che ci aspettiamo sia promosso da qualsivoglia governo, né sull’Alfina né in nessun altro territorio. Per questo continueremo a mobilitarci”. Alla vigilia della passeggiata si è svolto un incontro tra reti delle regioni Lazio, Umbria, Toscana e Marche. Presenti anche alcune realtà del Viterbese, tra le quali il Biodistretto della Via Amerina e alcune associazioni del lago di Bolsena (Bolsena lago d’Europa, Osservatorio lago di Bolsena, la Porticella, Idea Bolsena). Prossimo appuntamento con la Comunità rurale diffusa è per domani con il primo appuntamento a Farnese del mercato contadino, a piazza della Rocca.