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Rieti, negozi in ginocchio dopo il lockdown. Affari crollati del 40%

Monica Puliti
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Sono numeri da brividi quelli snocciolati dal presidente dell’associazione commercianti Confcommercio Rieti, Leonardo Tosti, sulle vendite registrate dai negozi al dettaglio e dagli esercizi dopo il lock down causato dall’emergenza sanitaria Covid 19. “Se parliamo di abbigliamento e calzature - dice - registriamo un calo del 30/40 per cento di vendite, con punte del 50. E’ saltata completamente la filiera legata alle cerimonie - matrimoni, comunioni, battesimi, cresime - non solo per ciò che concerne i vestiti e le scarpe ma anche il settore del catering, in forte crisi”. Ma Confcommercio raccoglie iscritti da Rieti e provincia di diverse categorie di esercenti, in ordine alle quali è doveroso fare alcune precisazioni.

“Se parliamo di locali serali, quelli cui si lega la movida del centro, allora possiamo tranquillamente dire che la flessione, se non in qualche sporadico caso, non c’è stata assolutamente, anzi questo mercato gode di buona salute - aggiunge Tosti - Naturalmente basta spostarsi nelle zone più periferiche che il discorso cambia completamente, lì la movida non c’è e i locali serali fanno fatica ad andare avanti”. C’è poi da considerare un altro ambito, quello delle attività i cui introiti provengono del tutto o quasi dalla fetta di lavoratori, per lo più dipendenti pubblici, che a pranzo non fanno rientro a casa.

“Ebbene - prosegue Tosti - queste attività, specie in centro, hanno subìto un vero e proprio tracollo economico dal momento che la maggior parte dei clienti tipo attualmente lavora, e chissà ancora per quanto tempo, in smart working, quindi tra le mura domestiche. A Rieti - dice ancora il presidente di Confcommercio - il 60% degli stipendi sono quelli dei dipendenti pubblici, una cifra che rende bene l’idea del crollo registrato dalle attività che prima dell’emergenza Covid proponevano pranzi veloci agli statali. E’ un’altra fetta di mercato al momento quasi azzerata dalle misure tuttora in vigore sul lavoro da casa”.

Tra gli esercizi in controtendenza, come detto, quelli che colorano di musica e drink le vie del centro a partire dall’ora dell’aperitivo e fino a notte fonda. Un segmento economico che ha conquistata una fetta di mercato consistente, che dà lavoro a decine di giovani. Quelle stesse vie, dicono in molti, che dovrebbero essere preservate da chi, dopo aver esagerato con l’alcol, le imbratta. Perché, suggerisce qualcuno, non installare bagni chimici in maniera tale da arginare il fenomeno?