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Fornitura farmaci a Belcolle, il sindaco di Montefiascone vuole vedere le carte

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Sull’aggiudicazione dell’appalto per la fornitura farmaci a Belcolle - dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che ha duramente censurato l’operato della commissione della Asl - torna alla carica il sindaco di Montefiascone Massimo Paolini , al quale la Asl non ha ancora fornito gli atti della procedura. Atti che devono essere invece pubblici, tanto più se a richiederli è un primo cittadino.

Con una lettera al direttore generale, spedita anche al presidente della Conferenza per la sanità e al prefetto, Paolini chiede per la seconda volta di avere copia in tempi brevi “degli atti con i quali è stato motivato l’annullamento in autotutela dell’affidamento; degli atti con i quali sono stati assunti provvedimenti disciplinari nei confronti della commissione, che ha totalmente omesso di effettuare le verifiche obbligatorie prima dell’aggiudicazione, perseverando poi quando era ormai evidente l’assoluta irregolarità delle procedure; e degli atti con cui è stata portata a conoscenza di tali comportamenti la Procura della Repubblica”.

“Tali atti - nota Paolini - sono indispensabili per accertare e valutare i comportamenti dei soggetti individuati nella richiamata sentenza. Il prefetto non avrà difficoltà a farsi garante dei cittadini che chiedono il rispetto della legge e degli obblighi di trasparenza”.

Paolini ripercorre quindi, tramite alcuni passi della sentenza del Consiglio di Stato, tutte le gravissime irregolarità ermerse: “La commissione ha giudicato le offerte senza verificare l’attendibilità di quanto dichiarato dai concorrenti, ha ritenuto ammissibile l’offerta di Plurima senza premurarsi di verificare la credibilità di quanto dichiarato, con l’effetto di averle assegnato un punteggio prendendo in considerazione un immobile del quale questa società non aveva disponibilità; quando è emersa la problematica oggetto del presente contenzioso, la stazione appaltante ha avallato la modificazione dell’offerta prospettata da Plurima sulla base di giustificazioni inidonee, in violazione del principio della par condicio tra i concorrenti, non rendendosi neppure conto che il secondo manufatto, oggetto del contratto preliminare di locazione, non poteva giustificare il rispetto della tempistica per la quale la commissione di gara aveva assegnato i punteggi”.

E ancora: “Poiché in una gara l’offerta deve essere certa, seria, costituendo dal lato negoziale la proposta di contratto, non può ammettersi che un concorrente dichiari di voler eseguire il servizio secondo determinate modalità che presuppongono l’utilizzazione di un immobile senza averne la disponibilità giuridica. Ammettere il contrario significherebbe consentire la presentazione di un’offerta indeterminata, che viola non solo il principio della par condicio tra i concorrenti, ma che lede anche il legittimo affidamento della stazione appaltante circa la serietà dell’offerta contrattuale”.