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Nella Tuscia i test sierologici non decollano

Appena 400 gli esami volontari svolti finora nelle strutture Asl Viterbo

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Sono appena 400 i test sierologici volontari svolti finora nelle strutture della Asl di Viterbo. Un numero decisamente basso in rapporto al totale della popolazione residente in provincia (320 mila persone), al quale vanno però sommati i 4.536 test (con 82 esiti positivi, pari all’1,80%) a cui sono stati sottoposti operatori sanitari e forze dell’ordine nell’ambito dell’indagine di sieroprevalenza avviata dalla Regione Lazio. 
Ma come si spiega un’adesione così scarsa? Difficile pensare a un disinteresse dei cittadini rispetto al proprio stato di salute, tanto più che la presenza nel sangue degli anticorpi rappresenta, o quanto meno dovrebbe rappresentare, una garanzia di immunità in caso di una nuova ondata di contagi in autunno. Sull’arrivo della quale gli esperti peraltro, al di là delle posizioni più o meno allarmistiche, sembrano avere pochi dubbi. Difficile che a scoraggiare i cittadini sia anche il prezzo: 15,23 euro è una somma che, anche in tempi economicamente difficili come quelli attuali, più o meno tutti possono permettersi. La spiegazione più plausibile della scarsa adesione all’indagine, come ammettono dalla stessa Asl, potrebbe essere allora legata al disagio da affrontare qualora si scopra di aver contratto il Covid. In questo caso scatta infatti immediatamente il protocollo sanitario: si deve fare subito il tampone faringeo, che però viene eseguito nell’unica postazione drive-in in funzione all’ospedale Belcolle. Inoltre, fino all’arrivo del responso si deve restare in isolamento domiciliare anche se il contagio risale all’inizio dell’epidemia o non si hanno mai avuto sintomi. 
E’ possibile quindi che un cittadino di Civita Castellana o di Acquapendente rinunci a togliersi il dubbio su quell’influenza sospetta avuta magari a febbraio, quando ancora l’epidemia non era ancora esplosa in Italia, per evitare la scomodità di recarsi a Belcolle e poi di rinchiudersi in casa, anche se per pochi giorni. 
Viterbo non è però un caso a parte: anche nel resto d’Italia si registrano adesioni bassissime alle indagini di sieroprevalenza, tanto che là dove è la Croce rossa a chiamare per conto del ministero della salute molte persone nemmeno rispondono al telefono. Risultato: solo 70 mila italiani su 150 mila preventivati hanno risposto alla chiamata. Ciò comporta anche che da metà luglio i test, che hanno un tempo di vita non molto lungo, dovranno essere buttati.