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Viterbo, in 78 chiedono alla Caritas di poter lavorare nei campi

Roberto Pomi
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Emergenza lavoro: la pandemia e i suoi effetti sul tessuto sociale ed economico affondano i denti anche nella Tuscia. Sempre più le persone che, per chiedere la possibilità di un impiego, si recano anche al centro d’ascolto della Caritas. La prova del nove è stata fornita dal progetto “Terra degli uomini”, giunto alla seconda edizione. Le iscrizioni sono state aperte e chiuse in un lampo per esaurimento dei posti disponibili. Una differenza abissale rispetto allo scorso anno.

“In pochissimo tempo - testimonia Simona Santicchia, referente della comunicazione della Caritas diocesana - sono arrivate 78 domande, tetto massimo possibile, da parte di persone che chiedono di andare a lavorare, tramite questa nostra iniziativa, presso le aziende agricole del territorio aderenti al progetto. Sempre più insomma quelli che vengono da noi e chiedono lavoro. All’interno di questo quadro - aggiunge - emerge un fatto nuovo rispetto al passato: oggi a fare queste richieste, a presentarsi al centro d’ascolto della Caritas, sono piccoli imprenditori che hanno perso tutto a causa degli effetti del lockdown”.

A scattare una fotografia numerica della situazione di crisi che sta vivendo la provincia di Viterbo è il responsabile della Caritas diocesana, Luca Zoncheddu: “Alla mensa, in questo periodo, siamo su una media di quaranta persone al giorno. Registriamo comunque una riduzione rispetto all’inizio dell’emergenza Covid-19. E presumo che essa sia determinata dai tanti interventi alimentari posti in essere a vari livelli”.

Al centro di ascolto, da gennaio a oggi, sono passate 340 persone, 170 solo nei mesi più bui di aprile e maggio. Si tratta di 104 italiani e 236 stranieri, 213 uomini e 127 donne. Lo stesso punto d’ascolto registra la presenza di molte persone nuove: “68 di queste - dice ancora Zoncheddu - non avevano mai avuto contatti con la Caritas e altre non si vedevano da anni”.

“Terra degli uomini” è al momento l’unica azione della Caritas diocesana, sostenuta con i fondi dell’otto per mille, che punta a rispondere alla povertà fornendo un inserimento lavorativo: “I numeri che registriamo dalla fine del lockdown e il tipo di richieste che stiamo ricevendo - conclude il direttore - ci spingono a mobilitarci per nuovi progetti finalizzati al dare occupazione”.