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Viterbo, manifestazione contro la violenza sulle donne

Il 14 si celebrerà il processo d'appello per lo stupro nel pub di Casapound

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Si è svolto nel pomeriggio del 4 luglio, nonostante la minaccia del maltempo, la manifestazione contro la violenza sulle donne promossa dall'associazione Kyanos dopo che nei giorni scorsi era circolata una lettera dai toni vagamenti giustificatori su quello che è passato ormai alla storia come lo stupro nel Pub di Casapound. "Non scambiamo le vittime con i carnefici", è stato il motto della manifestazione
Circa una quindicina di persone - cartelli e megafoni - hanno dato vita al flash mob in piazza della Repubblica. Un ragazzo a torso nudo ha mostrato un cartello: "Sono mezzo nudo circondato dal sesso opposto eppure mi sento tranquillo". Poi altri cartelli: "Il silenzio copre le violenze", "Nessuna sola", "Il femminismo che lotta è antifascista", "Non mi vesto per provocarti".

La manifestazione arriva a pochi giorni dal processo di secondo grado in programma il 14 luglio davanti alla Corte d'appello di Roma. In primo grado Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, 20 e 21 anni, sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e 2 anni e 20 mesi. La sentenza al termine del processo con rito abbreviato fece discutere all'epoca ma fa discutere ancora adesso. Chiricozzi e Licci, pur essendo stati condannati per lo stupro, sono stati assolti infatti dall'accusa di lesioni per il presunto pugno con il quale fu stordita la vittima, la 37enne che li seguì la notte tra l'11 e il 12 aprile del 2019 nel pub Old Manners Tavern gestito e frequentato da simpatizzanti di Casapound.
Il ricorso presentato dai difensori dei due (gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta, Giovanni Labate e Domenico Gorziglia) punta a un'ulteriore sconto di pena considerato che il giudice Massini non ha concesso quel terzo in meno che consente la legge per il riconoscimento delle attenuanti generiche. Dopo un primo periodo in carcere, dal settembre scorso i due sono agli arresti domiciliari.
I due finirono in arresto pochi giorni dopo il fatto. Sono stati inchiodati dai video che loro stessi girarono all'interno del pub, quella sera chiuso (ma loro avevano le chiavi), con i loro cellulari. La ragazza appariva incosciente e, secondo il giudice, non poteva dare nessun consenso all'atto sessuale.