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Solo una scuola su dieci ha spazio per raddoppiare le classi

 Il Liceo Ruffini di Viterbo

Teatri, musei e cinema potrebbero essere soluzioni alternative alle aule

Massimiliano Conti
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Il 25% delle 800 scuole laziali tra istituti comprensivi e superiori, 43 dei quali in provincia di Viterbo, ha problemi di spazi, e solo il 10% sarà in grado di sdoppiare le classi a settembre, come previsto dalle linee guida appena varate da ministero. 
E' quanto emerso lunedì scorso da un incontro in videoconferenza tra il direttore dell'ufficio scolastico regionale Rocco Pinneri e i sindacati di categoria in vista di un nuovo anno scolastico che si preannuncia a dir poco problematico (è notizia di ieri che in tutta Italia mancano all'appello 85 mila docenti di ruolo).
Maria Antonietta Bentivegna, presidente provinciale dell'associazione nazionale presidi, non nasconde le sue preoccupazioni. Non tanto sul piano delle norme sanitarie, che la maggior parte delle scuole viterbesi sono già in grado di garantire, quanto proprio su quello degli spazi necessari a permettere gli sdoppiamenti delle classi e il rispetto del metro di distanziamento tra le bocche, o meglio tra le "rime buccali", per usare l'agghiacciante lessico dei burocrati ministeriali.
"Sarebbe interessante capire - dice Bentivegna - quanti e quali spazi i comuni, per quel che riguarda gli istituti comprensivi, e la Provincia, per quelli superiori, hanno da mettere a disposizione delle scuole. In tutto questo gran parlare è forse sfuggito il fatto che i dirigenti, a livello di organizzazione degli spazi, non hanno grandi margini di manovra".
In questo senso L'Anp giudica confuse e poco concrete le linee guida emanate dal ministero, perché scaricano gran parte delle responsabilità sui dirigenti senza però cenno al ruolo degli enti locali che diventa invece cruciale nel reperimento degli spazi aggiuntivi. 
"Il 20-25% degli istituti in difficoltà - continua Bentivegna - è una percentuale molto alta: significa che nel Lazio su 800 scuole circa 160-170 a settembre avranno grossi problemi. Penso per esempio a licei come il Ruffini e il Buratti, ma anche all'Itis che già oggi soffrono la carenza di spazi. Il 15 luglio il ministero dovrebbe fornire la mappatura ma siamo in grave ritardo".
Nelle linee guida del Miur si parla di teatri, musei e cinema come soluzioni alternative alle aule, mentre l'Usr pensa anche alle sale riunioni degli alberghi, alle caserme dismesse, alle aule magne e alle palestre. A Viterbo cacciare i piccioni dal Genio per metterci gli studenti potrebbe essere un'idea, ammesso che Palazzo dei Priori trovi il milione di euro necessario per ristrutturare il glorioso cinema-teatro e riesca a completare i lavori di qui al 15 settembre.
Entro questa settimana Pinneri comunicherà ai dirigenti del Lazio gli orientamenti dell'Usr e consegnerà loro un questionario per individuare le necessità delle singole scuole. Gli orientamenti dell'Usr sono, come spiega la Cisl in una nota che gli studenti del primo ciclo (primaria e media) riprendano la didattica in presenza "perché più efficace e perché gli alunni più piccoli incidono di più sull’organizzazione familiare". Per quanto riguarda invece gli studenti delle superiori, l’Usr suggerirà ai presidi e agli organi collegiali di rivedere, nella propria autonomia, l’organizzazione didattica settimanale, facendo ricorso al sabato. "In sostanza - spiegano sempre dalla Cisl - si tratterebbe di dividere le classi in sei gruppi, di cui cinque sempre presenti e uno (a rotazione) impegnato anche nella giornata di sabato", in modo da evitare le classi-pollaio.
Infine, sul fronte del trasporto pubblico, dovranno essere previsti accessi differenziati a scuola, "poiché, pur aumentando il numero delle corse, sarà necessario evitare gli assembramenti all'interno dei mezzi".