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Processo Landolfi, due ex fidanzate: "Quando aveva bevuto diventava violento"

L'uomo è accusato di aver ucciso la fidanzata Maria Sestina Arcuri

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 Ieri nuova udienza in Corte d’Assise per Andrea Landolfi Cudia, 31enne, ex pugile e operatore socio sanitario, accusato di aver ucciso la compagna, Maria Sestina Arcuri, 26enne, spingendola dalle scale dell’appartamento della nonna, Mirella Iezzi, a Ronciglione la sera tra il 3 e il 4 febbraio dello scorso anno.
In aula, davanti alla Corte presieduta dal giudice Gaetano Mautone, hanno testimoniato due 30enni, ex fidanzate dell’imputato. La prima ragazza ha raccontato di aver avuto una breve relazione con Andrea Landolfi nel 2011. “Quando stava bene ed era lucido – ha spiegato la giovane – era una bravissima persona. Io mi sono innamorata di lui per questo, ma quando beveva è capitato che mi mettesse le mani addosso.” La donna ha riferito che solo nell’ultimo periodo il ragazzo le confessò di aver avuto un’infanzia dolorosa e scoprì che assumeva dei farmaci e di non averlo mai denunciato in quanto “l’unica voglia che avevo era quella di cancellare tutto”.
A seguire, la seconda ragazza ha riferito che i due si conoscevano sin da bambini, poiché vivevano nello stesso quartiere a Roma. Lei e Andrea Landolfi hanno avuto una relazione circa 13 anni fa e la storia d’amore è andata avanti per 4 anni ed è proseguita tra alti e bassi per altri 2 anni, fino a quando lui non la lasciò per un’altra donna dalla quale, dopo qualche tempo, ebbe un figlio. “Era un ragazzo d’oro – racconta la ex fidanzata - qualsiasi ragazza avrebbe voluto avere un fidanzato come lui. Però, quando beveva, Andrea diventava un’altra persona. Nel 2010 eravamo da poco tornati a casa di Andrea, che all’epoca viveva con i nonni, dopo aver trascorso una serata fuori. Iniziammo a discutere e gli dissi che volevo tornare a casa. Lui mi prese dai capelli e io caddi per terrà. Così si mise sopra di me, mi bloccò e mi morse la guancia senza farmi male. Attirati dalle grida, i nonni entrarono nella camera da letto e intervennero per calmarlo e lui. Poi ci spostammo nel soggiorno e nello scansare la nonna con il braccio ruppe il vetro di un mobile. Andrea è stato il mio primo amore e volevo aiutarlo. L’ho anche convinto a iscriversi alla scuola serale perché volevo che proseguisse gli studi. Non è cattivo, ma aveva bisogno di aiuto.” 
Nel corso dell’udienza si è concluso anche il controesame del tenente colonnello Paolo Fratini dei RIS di Roma, che si è occupato delle indagini balistiche avvalendosi anche della relazione medico legale. L’ufficiale ha confermato quanto dichiarato durante l’udienza del 25 giugno, ribadendo che i traumi riportati dalla vittima sono compatibili con una caduta generata da una spinta e ha escluso che i due fidanzati possano essere caduti insieme dalle scale, in quanto in questo caso sarebbero stati rinvenuti dei segni di attrito lungo le pareti e i gradini della scalinata, ancora una volta definita “male