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Omicidio nel centro accoglienza per immigrati di Orte, l'ombra dei riti voodoo

 Eugene Moses, la vittima dell'omicidio avvenuto nel centro di accoglienza di Orte

Eugene Moses aveva già litigato giorni fa con il ragazzo che lo ha accoltellato

Alessandro Quami
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Omicidio nel centro accoglienza per immigrati di Orte, l'ombra dei riti voodoo

Vanno avanti le indagini per fare piena luce sulla morte di Eugene Moses, il 35enne nigeriano ospite del Centro d’accoglienza di Orte ucciso con una coltellata dal connazionale Imade Robinson, 21 anni, a carico del quale, accusato di omicidio volontario aggravato, si svolgerà mercoledì 17 giugno alle 15 davanti al giudice Rita Cialoni l’udienza di convalida del fermo. Il giovane subito dopo la colluttazione da cui è scaturita la coltellata mortale è stato arrestato dai carabinieri e si trova in carcere, a Mammagialla.

Intorno alle 21 di domenica sera, nel Centro di prima accoglienza ospitato nei locali dell’albergo Carpe Diem ubicato lungo la superstrada, vicino a San Liberato, i due richiedenti asilo africani si sono trovati di fronte per dare sfogo a delle incomprensioni nate a quanto pare per futili motivi: “Da qualche giorno i due non andavano d’accordo”, spiega l’avvocato Giuliano Migliorati, difensore del 21enne. I caratteri opposti dei due - calmo Robinson, irrequieto e ribelle Moses - sarebbe i presupposti della tragedia: “La vittima faceva spesso uso di alcol – commenta Migliorati – e il mio assistito un giorno, davanti a tutti, gli aveva detto di bere con moderazione. Essendo più anziano di 14 anni, Moses si legò al dito quel rimprovero e da allora gli promise che avrebbe fatto una brutta fine”.

Addirittura, sembra che il 35enne abbia telefonato in Nigeria per farsi spiegare come fare dei riti voodoo per punire il connazionale. E’ in questa cornice di screzi e minacce che è nata la lite che domenica sera ha visto i due protagonisti: “Il giorno dell’evento – dice il legale – la vittima, armata di un coltello a serramanico, è entrata nella stanza del 21enne (Moses e Robinson alloggiavano in due camere vicine, la 207 e la 208); il mio assistito, per difendersi, ha preso a sua volta un coltello da cucina. La vittima ha tentato di aggredirlo, ma lui lo ha respinto. Da qui, Moses ha perso il coltello ma si è scagliato contro Robinson che ha reagito: è così partita la coltellata decisiva. Dopodiché l’indagato è scappato, rincorso per qualche metro dal 35enne prima che questi cadesse a terra esanime”. Inutili i soccorsi prestati dal personale del Centro e dai sanitari del 118. Robinson si è subito costituito ai carabinieri che assistono operativamente nelle indagini il pm Franco Pacifici.

In ogni modo, la morte del 35enne rifugiato ha colto tutti di sorpresa: nessuno poteva prevedere un epilogo del genere. Però, che la vittima fosse un indisciplinato e un soggetto difficile da gestire era assodato: “La vittima era un attaccabrighe, e dal lato della gestione era problematico – spiega Migliorati -. Moses era indisciplinato, tanto che durante il lockdown voleva andarsene in giro con la bicicletta. In passato - conclude l’avvocato Migliorati - ha litigato con una ragazza, spaccandole una bottiglia in faccia”.