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Omicidio nel centro accoglienza di Orte: nigeriano ucciso a coltellate perché aveva rotto la sedia dell'amico

Carabineri davanti all'albergo Carpe Diem di Orte

Un connazionale è stato arrestato dai carabinieri. Recuperata l'arma del delitto

Alessandro Quami
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Omicidio nel centro accoglienza di Orte: nigeriano ucciso a coltellate perché aveva rotto la sedia dell'amico

Un uomo di origine nigeriana di 35 anni, Eugene Moses, residente a Orte, è stato accoltellato e ucciso da un suo connazionale nella tarda serata di domenica, nel centro di prima accoglienza per rifugiati di Orte “Hotel Carpe diem”.

Il richiedente asilo è stato colpito a morte con una coltellata in seguito a una lite nata secondo le prime informazioni per futili motivi. La vittima in passato era stata segnalata alla prefettura di Viterbo, anche dai carabinieri, in quanto aveva malmenato una ragazza originaria del suo stesso Paese.

Sabato nell’albergo trasformato in centro di prima accoglienza vicino alla superstrada tra Orte e San Liberato (al confine tra Lazio e Umbria) c’è stata una festa di compleanno, alla quale hanno partecipato gli ospiti della struttura per rifugiati. Il giorno dopo, domenica, Moses riporta indietro la sedia che l’amico gli aveva prestato: il presunto omicida si lamenta con Moses, dicendogli che la sedia è rovinata. Ne nasce un diverbio. Dalle parolacce si passa agli spintoni e si finisce alle coltellate: secondo le testimonianze, Moses si scaglia contro l’amico. Il quale si difende.

Nella colluttazione, il 35enne viene colpito con un coltello al petto e muore in una pozza di sangue. A nulla serve il pronto intervento sia dei carabinieri che dei sanitari del 118.

Il presunto omicida è stato arrestato dai carabinieri e, secondo quanto si apprende da fonti non ufficiali, è stato incarcerato con l’accusa di omicidio volontario. I carabinieri hanno anche recuperato l’arma del delitto.

Il centro di prima accoglienza dove è avvenuto il tragico evento è attivo da 5/6 anni nei locali dell’albergo Carpe diem, sulla superstrada che da Orte porta verso Terni, a circa tre chilometri dal casello autostradale. Una struttura che ha sempre accolto molti immigrati, richiedenti asilo (soprattutto africani). Un centro di accoglienza che un paio di anni fa era arrivato a ospitare quasi duecento rifugiati. Ora ne conta trentadue.

Le indagini sul presunto omicidio sono portate avanti dai carabinieri della compagnia provinciale e coordinate dalla procura della Repubblica di Viterbo.

Questo fatto di cronaca torna a mettere un faro su un problema che l’emergenza coronavirus aveva messo nell’ombra: il tema dell’accoglienza degli immigrati e dei richiedenti asilo, e la gestione di queste masse di giovani africani; per i quali non è facile l’inclusione. Difficoltà che a volte sfociano in disagi che possono portare a dei fatti tragici come quello di domenica sera nella struttura di prima accoglienza tra Orte e San Liberato.