Resti archeologici nell’area del fotovoltaico

TUSCANIA

Resti archeologici nell’area del fotovoltaico

30.06.2019 - 20:11

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Rinvenute strutture sepolcrali ipogeiche nell’area di Pian di Vico, interessata dal progetto per l’installazione di un impianto fotovoltaico. La questione è stata esaminata il 24 giugno in una conferenza stampa che si è svolta a Viterbo, a cura del Comitato Salute e Ambiente, con relatori: Pasquale Marino e Carlo Leoni.
Nella zona infatti dovrebbe sorgere un impianto fotovoltaico a terra di circa 245 ettari, destinato a sconvolgere l’assetto paesaggistico e a compromettere quanto rinvenuto.
“I due attuali centri di Tuscania e Canino erano collegati da un antico percorso, risalente certamente ad epoca protostorica - hanno spiegato nella conferenza i due studiosi -. Tale percorso, trova strutturazione in epoca romana nella via Clodia. Normalmente per questa strada è accettata la datazione al 225 a.C., come via pubblica in parte lastricata. In realtà il reale percorso della Clodia in questo tratto è sempre rimasto oggetto di ipotesi. Queste ultime mai suffragate da ricerche specifiche. Tuttavia elementi significativi presenti sul terreno, adeguatamente analizzati, permettono di ipotizzare con buona approssimazione, lo svilupparsi di questo significativo asse viario; o almeno, permettono di individuarne il suo sviluppo in un determinato momento”.
“In particolare l’intero pianoro di Pian di Vico - spiegano Leoni e Marino - mostra tracce e reperti archeologici, che se adeguatamente analizzati tra di loro e se confrontati con la cartografia storica, possono permettere di ipotizzare la presenza del percorso di un asse viario, di una certa importanza, posto in senso est/ovest. Si tratta di resti di tagliate, posti in perfetta corrispondenza tra due lati di corsi d’acqua e in un caso il punto di confluenza sul corso d’acqua è segnato dai resti di un ponte in muratura. Le tagliate a loro volta sono coincidenti con antichi percorsi segnati su cartografia storica. L’analisi diretta dell’area ha permesso di individuare la presenza di strutture sepolcrali ipogeiche, poste come consuetudine lungo gli assi viari.
E’ stato possibile identificare altre strutture sepolcrali totalmente interrate; riconoscibili a seguito di crolli (‘sprofondamenti’) dei piani di coltivazione attuali. Inoltre sono stati riscontrati ‘basoli’ in materiale tufaceo, con tracce di scorrimenti di carri, aree di spargimento di materiale fittile di ampia estensione. Blocchi di tufo lavorati. Tutto lascerebbe ipotizzare la presenza di un piccolo insediamento di epoca antica, sorto lungo la Clodia (Vicus, da cui l’attuale toponimo di Vico, Pian di Vico), proprio sulla sommità del pianoro. In questo punto, l’asse viario identificato, si incrocia a sua volta con un altro posto in senso nord/sud, come si può notare dalle evidenze cartografiche anche di origine satellitare e da elementi presenti sul terreno. Attualmente utilizzato per scopi agricoli, ma interessato da un vasto progetto per l’installazione di un impianto fotovoltaico. Quindi l’area è destinata ad un cambio di uso del suolo”.
“La realizzazione di questo progetto - concludono gli archeologici - implicherebbe la distruzione delle tracce identificate e non documentate scientificamente. Inoltre si verrebbe a compromettere la ‘continuità paesaggistica’ lungo il tracciato della Clodia. Continuità che al momento è presente e pienamente ricostruibile, difatti i due attuali centri di Tuscania e Canino erano collegati da un antico percorso, risalente certamente ad epoca protostorica. Tale percorso, trova strutturazione in epoca romana nella via Clodia. Normalmente per questa strada è accettata la datazione al 225 a.C., come via pubblica in parte lastricata. In particolare l’intero pianoro di Pian di Vico, mostra tracce e reperti archeologici. Va da sé che cambiando la destinazione d’uso del suolo , verrebbero distrutte delle tracce identificate e non documentate scientificamente”.

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