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Capolarato, l'inchiesta si allarga agli stabilimenti balneari

Paolo Di Basilio
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E' destinata ad allargarsi l'inchiesta della Guardia di finanza sullo sfruttamento di manodopera nella zona del litorale viterbese e laziale. Molte altre aziende, anche della vicina provincia di Grosseto, avrebbero utilizzato la finta cooperativa per far transitare il proprio personale e ottenere così consistenti risparmi sui costi. La mole di documentazione acquisita dai finanzieri di Tarquinia, coordinati dalla Procura di Civitavecchia, è enorme: al vaglio ci sono molte posizioni anche se al momento non risultato nuovi indagati, oltre ai 22, tra imprenditori e responsabili della cooperativa, già iscritti nel registro. Non solo bar, ristoranti, pasticcerie e panifici: tra le attività coinvolte nella truffa ci sono anche numerosi stabilimenti balneari. Un'attività molto ramificata, anche in senso geografico, quella svolta dalla cooperativa di servizi, che attraverso il proprio sito (tuttora attivo) promuoveva le sue attività di trasporti, pulizie, ristorazione e facchinaggio. Oltre 300 i lavoratori, per la maggior parte italiani, vittime di quello che la Finanza ha definito un vero e proprio fenomeno di caporalato: i dipendenti venivano licenziati dai datori di lavoro, a volte a loro insaputa, e riassunti dalla cooperativa, il tutto al fine di abbattere i costi del personale e di procurare alle attività notevoli vantaggi economici. A fronte di turni spesso massacranti, le retribuzioni diventavano da fame, con perdite, rispetto ai contratti di categoria originari, dai 200 ai 300 euro. Chi guadagnava mille euro al mese, improvvisamente se ne ritrovava 7-800 in busta paga. In più perdeva ferie, tfr, quattordicesima e addirittura il bonus di 80 euro, che rimaneva nella disponibilità della cooperativa. Inoltre in molti casi, rispetto alle ore effettivamente lavorate ne venivano conteggiate in busta paga la metà. Il resto veniva pagato come indennità di trasferta, esente da contributi. A fare la fortuna della cooperativa, che i finanzieri hanno iniziato ad “attenzionare” dalla fine del 2018 in seguito a verifiche fiscali, era il passaparola tra gli imprenditori. La scoperta della maxifrode non sorprende più di tanto il segretario generale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti: “Purtroppo si tratta di un fenomeno tanto esecrabile quanto diffuso in tutta Italia. Oltre ai lavoratori, le vittime sono tutti quegli imprenditori corretti nei confronti dei quali viene in questo modo esercitata una concorrenza sleale”, nota il sindacalista, che, ribadendo un giudizio di assoluta condanna nei confronti dei furbi, mette in evidenza però come il costo del lavoro in Italia sia diventato insostenibile per molti imprenditori: "Soprattutto i contratti a tempo determinato - dice Turchetti - sono oggi molto più costosi rispetto al passato. E' vero che ciò dovrebbe servire a contrastare il precariato, ma è anche vero che certi lavori non possono che essere stagionali".