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Cinque euro l'ora agli operai e niente ferie

Paolo Di Basilio
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n base al contratto nazionale avrebbero dovuto guadagnare, in alcuni casi, 12,48 euro l'ora. A causa dello stato di bisogno e dell'assoluta precarietà economica, dovevano accontentarsi invece di 5 euro. Sono oltre 300 i lavoratori vittime di una maxi truffa messa in atto da numerose aziende laziali e in particolare del litorale viterbese insieme a una falsa cooperativa di Tarquinia. A scoprire la frode è stata la guardia di finanza di Viterbo, in collaborazione con l'ispettorato del lavoro, che all'alba di mercoledì ha compiuto 11 sequestri di beni per un valore di 612 mila euro, ritenuti il profitto dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato e truffa aggravata ai danni dell'Inps. Ventidue complessivamente le persone indagate. I dipendenti, licenziati dai datori di lavoro - spesso a loro insaputa - venivano riassunti dalla cooperativa, allo scopo di abbattere i costi del personale e di procurare alle attività (bar, ristoranti, panetterie ecc.) notevoli vantaggi economici. Il tutto, secondo l'accusa, a prezzo di turni estenuanti, retribuzioni da fame, rinuncia a ferie, tfr e quattordicesime. I finanzieri impegnati nell'operazione sono stati 70, 47 le perquisizioni domiciliari e nelle aziende riconducibili agli indagati compiute tra Tarquinia, Montalto di Castro, Frascati, Civitavecchia, Fiumicino, Roma, Novara, Campobasso e Anagni. La cooperativa e tre società sono state sequestrate ed affidate a un amministratore giudiziario. Le indagini, coordinate e dirette dalla Procura di Civitavecchia ed eseguite dai finanzieri di Tarquinia, sono scattate a inizio anno. Era da tempo che le fiamme gialle tenevano d'occhio quella cooperativa a mutualità prevalente, la quale, a una verifica fiscale, è risultata avere alle dipendenze tutti lavoratori impiegati in realtà in altre ditte. In sostanza una scatola vuota. Servizi di osservazione, perquisizioni, sequestri, decine di audizioni di lavoratori, decine di rapporti bancari e migliaia di documenti contabili ed extracontabili passati ai raggi X, intercettazioni telefoniche "hanno portato alla luce - si legge in una nota del comando provinciale - un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai". I lavoratori coinvolti - camerieri, baristi, banconisti, addetti al carico e scarico merci, operatori di impianti di recupero, panificatori, commessi, ecc. - per la maggior parte italiani e tutti facilmente esposti all'abuso perché senza particolari competenze tecniche, erano costretti, secondo l'accusa, a lavorare "a fronte di una bassissima retribuzione e a subire la lesione di diritti primari". In base alla ricostruzione degli inquirenti, i gestori della cooperativa, tra cui un commercialista tarquiniese, dagli anni 2014/2015 in avanti, avrebbero contattato diverse ditte e società di Tarquinia e Montalto di Castro, e più in generale del litorale laziale, nonché della stessa capitale, proponendo ai titolari notevoli vantaggi economici tramite l'abbattimento dei costi di gestione del personale, delle tasse, dei contributi ed indennità varie. Gli operai, fino a quel momento regolarmente assunti da quelle imprese, venivano licenziati e trasferiti in maniera fittizia alle dipendenze della cooperativa. Alcuni lavoratori sono risultati completamente ignari del cambio del datore di lavoro e ne hanno preso atto solo successivamente, a seguito della consegna delle buste paga contenenti le nuove indicazioni e le conseguenti condizioni peggiorative. Il sistema era notevolmente conveniente per gli imprenditori in quanto non solo consentiva di abbattere il costo del lavoro, ma anchdi avere illeciti risparmi di Iva e di Irap. Le indagini proseguono e potrebbero allargarsi ad altre attività: "Abbiamo acquisito una enorme mole di documentazione - spiega il colonnello Giosuè Colella, comandante provinciale della Guardia di finanza - che sicuramente aprirà nuovi orizzonti all'inchiesta".