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Roma Amarcord, 19 anni fa l'ultimo scudetto strappato dalla maglia dei cugini biancocelesti

Il presidente regalò Batistuta a Capello e strappò il tricolore alla Lazio

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Roma Amarcord, 19 anni fa l'ultimo scudetto strappato dalla maglia dei cugini biancocelesti
17 giugno 2001. Una data che una generazione intera di romanisti non potrà mai dimenticare. Quelli cresciuti con la Roma di Giannini e Voeller che nulla poteva contro lo strapotere di Milan, Napoli e poi Juventus. Ma la storia cambiò grazie a un presidente testardo e innamorato della Roma che, per allontanare l'onta dello scudetto biancoceleste, sborsò 70 miliardi per portare Batistuta a Roma e regalare quello scudetto atteso, allora, da 18 anni. Quella era la seconda Roma di Capello. Uno squadrone: Aldair, Zago, Samuel in difesa, Candela e Cafu sulle fasce. Tommasi, Emerson a centrocampo. Montella, Batistuta, Delvecchio e il capitano Totti. Un campionato dominato quello 2000/2001 am che la Roma si complicò nel finale, prima rischiando alla grande al Comunale di Torino (pareggio 2-2 agguantato in extremis), poi gettando alle ortiche la possibilità di festeggiare il tricolore con una settimana d'anticipo a Napoli.


Si arrivò dunque a quel 17 giugno. La settimana che ha preceduto la partita con il Parma è stata carica di attesa e tensione, come solo l'ambiente romano e romanista sa fare. Quel giorno allo stadio c'erano solo bandiere giallorosse. Capello propose il tridente con Montella, Batistiuta e Totti. I primi 20 minuti i tifosi romanisti trattengono il respiro. La Juventus va avanti con Trezeguet e all'Olimpico  si iniziano a vedere i fantasmi. Ma la tensione va via al 19': Tommasi lancia Candela che controlla e appoggia dietro per Totti che scarica all'incrocio la voglia di tricolore di un popolo intero. L'Olimpico esplose e tremò letteralmente. Il capitano si tolse la maglia e corse verso i distinti Sud. Da quel momento in poi c'è solo la Roma in campo. Prima dell'intervallo Batistuta si invola verso la porta del Parma e batte a rete, miracolo di Buffon, ma sulla ribattuta c'è l'aeroplanino Montella. Due a zero e nuovo abbraccio sotto la Sud. 
Il secondo tempo è una lunga attesa per la festa. Anche se il Parma è in partita e prova a stuzzicare Antonioli. Allora a 10' dal termine ci pensa Batistuta a chiudere i conti.

"E' fatta, è fatta", gridò in lacrime alla radio Carlo Zampa che all'epoca era anche lo speaker dell'Olimpico. La gioia del popolo giallorosso a quel punto scoppiò e rischiò di vanificare tutto. A 8' dal termine ci fu invasione. Le scene di Capello imbufalito che insultava e trascinava di peso i tifosi invasori fuori dal campo sono rimaste nella storia.

 

La partita riprese. Solo il tempo di arrivare al '90 poi fu invasione vera e iniziò una festa che a Roma durò per settimane. "Siamo noi, siamo noi, i campioni dell'Italia siamo noi". A Roma per tutta quella estate magica non si cantò altro.

 

Una vittoria legata alla figura del presidente Franco Sensi che inseguì quel titolo per anni ingaggiando epiche battaglie contro il palazzo. In vista dell'anniversario la figlia Rosella, che è stata presidente della Roma fino al 2010, ha voluto ricordare l'impegno del padre con un post su Facebook: "Domani 17 giugno alle 17 circa mio padre Franco Sensi aveva raggiunto quell’obiettivo e sogno che tutti noi tifosi aspettavamo. Lo voglio ricordare perché ha sempre amato la sua Roma e i suoi tifosi e perché non dovrà mai essere dimenticato!"