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Roma, 105 anni fa nasceva Dino Viola: lo scudetto, la Coppa Campioni sfumata e il righello di Boniperti

Paolo Di Basilio
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Roma, 105 anni fa nasceva Dino Viola: lo scudetto, la Coppa Campioni sfumata e il righello di Boniperti. Sono passati 105 anni dalla nascita di Dino Viola, l'indimenticato presidente della Roma degli anni '80. Nato il 22 aprile 1915 a Terrarossa in Lunigiana si trasferì a Roma per studiare da giocare. L'ingegnere entrò nella dirigenza della Roma nei primi anni '70 per poi rilevarla da Anzalone nel 1979. Volle immediatamente il ritorno in panchina del Barone Nils Liedholm, che aveva appena vinto lo scudetto della stella con il Milan, e iniziò a costruire la Roma vincente degli anni successivi. La prima stagione si concluse con un sesto posto e la vittoria della prima delle 5 Coppe Italia che i giallorossi vinsero durante la sua presidenza (l'ultima quella del 1991 pochi mesi dopo la sua morte fu alzata dalla moglie, la signora Flora). Leggi anche: Tonihno Cerezo compie 65 anni L'estate del 1980 segnò anche la riapertura delle frontiere per il calcio italiano e Viola, dopo aver inseguito per mesi Zico, portò a Roma Paulo Roberto Falcao. La stagione 1980-81 fu segnata dal testa a testa tra Roma e Juventus e segnato dal gol annullato per fuorigioco a Ramon Turone al Comunale di Torino il 10 maggio del 1981 nello scontro diretto con i bianconeri che due giornate dopo festeggeranno lo scudetto. "Questione di centimetri", disse Viola con la sua proverbiale ironia. Per tutta risposta Boniperrti gli fece recapitare un righello di plastica, rispedito al mittente dal patron giallorosso: “Serve più a un geometra come lei che a un ingegnere come me”. Viola fu il presidente che ampliò Trigoria. Il suo rapporto con i giocatori è stato unico. Prima del Mundial di Spagna '82 si fece fotografare con Falcao e Conti. "Uno di voi mi riporterà la coppa del mondo", disse. Fu così. L'apoteosi arrivo proprio la stagione successiva al mondiale con la Roma che al termine di una memorabile cavalcata si aggiudicò, dopo 41 anni, il suo secondo scudetto. La festa fu a Genova l'8 maggio del 1983 dopo il pari con il grifone. "Questo scudetto consente ai tifosi romanisti di allontanare un incubo e di uscire dalla prigionia di un sogno", le parole, eleganti, dell'ingegnere. La stagione successiva rinforzò la squadra con Cerezo e Ciccio Graziani e ci fu la cavalcata in Coppa Campioni terminata con la notte drammatica dell'Olimpico, il 30 maggio del 1984, con la Roma che perse ai rigori la finalissima con il Livelpool davanti al suo pubblico. Per il campionato successivo Viola scelse un altro allenatore svedese, il giovane Sven Goran Eriksson che rimarrà a Roma tre stagioni sfiorando lo scudetto nel 1986, perso dopo un'emozionante rimonta vanificata alla penultima giornata con la sconfitta in casa contro il Lecce già retrocesso. La seconda parte degli anni '80 segna il declino dei giallorossi che non riescono a tenere il passo di Milan, Napoli e Inter. Viola continuò a investire: portò a Roma Rudi Voeller e provò a imitare il Milan di Berlusconi ingaggiando Renato e Andrade che si riveleranno due bidoni. Non si andò oltre il terzo posto nella stagione 1987-1988 ancora con Liedholm in panchina. Morì il 19 gennaio del 1991 dopo una breve malattia. In quella stagione la sua ultima Roma arriverà in finale di Coppa Uefa (persa nella doppia finale contro l'Inter) e vincerà la Coppa Italia nella finale contro la Sampdoria.