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Carolina Kostner sceglie Viterbo per ripartire. Riabilitazione nella casa di cura Nuova Santa Teresa

Paolo Di Basilio
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Carolina Kostner ha scelto Viterbo per curarsi. La campionessa di pattinaggio su ghiaccio ha optato per  la casa di cura Nuova Santa Teresa, per proseguire la terapia dopo l'infortunio all'anca che l'ha messa ko negli ultimi tempi. La Kostner, che l'8 febbraio ha compiuto 33 anni, è la pattinatrice italiana più conosciuta al mondo. La prima medaglia la conquistò nel 2005 a soli 18 anni. Da quel giorno in poi il suo palmares si è arricchito di numerosi trofei: su tutti il bronzo alle Olimpiadi e l'oro ai mondiali, oltre ai cinque titoli europei. Nella vita invece Carolina ha vissuto la relazione (poi naufragata) con il marciatore Alex Schwazer, mentre oggi ce la sta mettendo tutta per recuperare dall'infortunio. Leggi anche: Carolina Kostner: "Sarò operata" Carolina, quanto tempo ti fermerai a Viterbo? “Per tutto il tempo della riabilitazione, ovvero 4-5 settimane. Seguirò le terapie in acqua con il fisioterapista e preparatore Fabrizio Vittorini. Viterbo mi piace, mi piace la natura che la circonda, ma anche il borgo medievale. Io provengo da Ortisei, in val Gardena, e mi fa piacere vedere il forte legame con l'agricoltura. Tra l'altro ho un amica all'università agraria e devo dire che i viterbesi mi piacciono. Viterbo è un posto accogliente e caloroso”. Quali sono i tuoi prossimi obiettivi in pista? “Bisogna essere realistici, alle prossime Olimpiadi avrò 39 anni, restare ad altissimi livelli per 15 anni in questo sport è difficile. Ci sono periodi duri durante la carriera, ma bisogna andare avanti, darsi da fare e non fermarsi mai davanti agli ostacoli, che siano infortuni o problemi di vita privata. In tv sembriamo perfette, ma anche noi atlete abbiamo una vita e può essere difficile. Ai giovani dico di non mollare davanti agli ostacoli e tirare fuori la grinta”. A Viterbo c'è Ludovica Delfino, campionessa del mondo di pattinaggio artistico a rotelle, la conosci? “Sì, non di persona ma ne ho sentito parlare. Quelli del pattinaggio su ghiaccio e a rotelle sono due mondi abbastanza diversi. Noi gareggiamo d'inverno e loro d'estate e abbiamo due federazioni diverse, ma mi sento molto legata a tutte le discipline artistiche. Faccio i miei complimenti a Ludovica per i risultati ottenuti e mi fa molto piacere sentire che nelle parti d'Italia dove non abbiamo piste di ghiaccio riescono ad emergere campionesse a rotelle”. Come è nata la tua passione per il pattinaggio? “Mio papà è stato una vita nell'hockey e mia madre pattinava da giovane, ma non ha avuto il sostegno della famiglia. E, vista la sua esperienza, si è ripromessa di aiutare me e i miei fratelli e di questo le sono molto grata, soprattutto per il coraggio di prendere decisioni per me. Nel ‘99 la pista di Ortisei, dove mi allenavo, è crollata e io mi sono ritrovata a dovermi spostare in Germania, in un collegio sportivo. Era una struttura in cui andavamo in una scuola pubblica che però rendeva conto al collegio, questo ha fatto sì che abbia preso sul serio la scuola. Se andavo male non mi facevano allenare, era tutto controllato alla perfezione. Ecco, il mio sogno è quello di far condividere la mia esperienza ai giovani, per rimanere vicini a casa e riuscire comunque ad emergere”.