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La cisterna romana svela i suoi segreti

Andrea Niccolini
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Il territorio della Teverina è uno scrigno di tesori storico-artistici; e se è vero che finora è rimasto un po' schiacciato, sia in quanto a studi specifici sia quanto ad attenzione da parte di appassionati e turisti, tra l'Orvietano e le grandi aree etrusche della costa, è altrettanto vero che tantissimo c'è da scavare, da studiare e analizzzare per quanto riguarda la storia delle genti che hanno popolato quest'area; e infine da conservare e promuovere a livello turistico. La valutazione è della Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria meridionale; lo spunto più recente è offerto dalle prime risultanze della seconda campagna di scavo archeologico condotta nella località Spoletino-Torricella (Comune di Civitella d'Agliano); la speranza è quella di riuscire a radicare e rafforzare la pratica della collaborazione tra Soprintendenza, Università e amministrazioni pubbliche locali. Che questa “sinergia” tra enti preposti alla tutela, atenei e centri di studio e ricerca, amministrazioni pubbliche e anche associazioni locali sia la strategia vincente, è la convinzione di Maria Letizia Arancio, funzionaria della Soprindentenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria Meridionale. “Vogliamo tutti che il territorio decolli - spiega la dottoressa Arancio - e questo può avvenire con la costituzione di un circuito archeologico che evidenzi gli aspetti peculiari di ogni zona”. Lo spunto più recente è la grandissima cisterna (45 metri per 15 di base) ritrovata nella zona di Spoletino-Torricella: qui il professore Marcello Spanu (oggi Università degli Studi di Roma Tre) ha condotto due campagne di scavo, la seconda delle quali da poco conclusa, che hanno restituito una grande quantità di materiali di grandissimo interesse, in particolare ceramiche e vasellame. Una cisterna che ha custodito per quasi due millenni il suo contenuto, e che ora piano piano lo restituisce, man mano che lo scavo procede. “Nasce sicuramente come cisterna - spiega ancora la dottoressa Maria Letizia Arancio - ne è prova la sua impermeabilizzazione; ma poi venne chiusa, riempita con materiali che probabilmente provenivano dalla demolizione della villa” cui aveva fornito acqua. Dunque questo è l'orizzonte: una villa di età augustea, con annessa cisterna, che in età neroniana, poco prima del 70 dopo Cristo presumibilmente, venne demolita, e i materiali di risulta usati per riempire questo “locale” che altrimenti rischiava di diventare pericoloso. Quest'ultima parte della storia si inserisce nel contesto di crisi e di scontri feroci tra fazioni; è solo un'ipotesi ma è più che realistica, che la villa fosse proprietà di appartenenti a una fazione risultata ad un certo punto perdente. Quello che più interessa oggi la dottoressa Arancio è il metodo utilizzato: “Non ho mai avuto prima una esperienza così importante di ottimo lavoro svolto in collaborazione con l'Università; i ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile”. Dunque una prassi da consolidare ed estendere, che vede coinvolte anche le amministrazioni comunali. Il circuito archeologico La cisterna di Spoletino-Torricella non è che uno dei tanti capitoli aperti in questi ultimi anni nell'opera di studio dell'area e di ricerca sulla sua storia; “Vicino a Civitella - aggiunge infatti la dottoressa Maria Letizia Arancio - c'è il sito etrusco di Sermugnano; a Vetriolo abbiamo trovato un gigantesco impianto di produzione di laterizi e ora che la situazione del de-arsenicatore è risolta si può riprendere lo scavo con lo scopo di renderlo fruibile; la zona di Bagnoregio ha restituito un elephas antiquus (progenitore dell'elefante, nel Pleistocene viveva in varie aree appenniniche)... Dunque, più che una domanda è una constatazione, il circuito archeo-paleontologico è già nelle cose... “Sì, e la costituzione dell'Unione dei Comuni può essere una spinta a realizzarlo concretamente; un esempio è appunto quello dell'Elephas; reperti del genere sono stati trovati in varie zone, e a Civita esiste il Museo Geologico: sarebbe il caso di riunire qui tutti i reperti paleontologici, perchè è inutile che da una parte si custodisca un dente, da un'altra un osso e così via”. Quello che si dice “fare sistema” e che in Italia sembra una chimera. Il progetto è allettante: in un territorio relativamente ristretto sarà possibile in futuro, per i visitatori, “toccare con mano” gli animali che hanno accompagnato la comparsa dell'Uomo sulla Terra, per poi prendere contatto con la cultura Etrusca, per finire con la Roma imperiale e le sue ville; in uno scenario spettacolare che arriva al lago di Bolsena e alle città del tufo. Altro che “il petrolio dell'Italia”: questa è roba che non inquina, che rende migliore la vita di tutti, il vero antidoto anche alla disumanità che pare dilagare nel mondo a partire dalla terre che furono culla della Civiltà.