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Vittorio Sgarbi attacca Fedez e Chiara Ferragni per l'appoggio alla legge sull'omofobia: "E' pedofilia di Stato" | Video

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Vittorio Sgarbi attacca Chiara Ferragni e Fedez per l'appoggio che l'imprenditrice digitale e suo marito stanno dando alla proposta di legge con la transomofobia del senatore Alessandro Zan che è bloccata in commissione giustizia. Sabato in una diretta con il senatore Fedez ha appoggiato la campagna per approvare in fretta la legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Si è unita anche Chiara Ferragni che ha lanciato un appello nelle sue storie Instagram.

 

Il disegno di legge Zan sulla «transomofobia»? «No» alla pedofilia di Stato!

Il disegno di legge Zan sulla «transomofobia»? «No» alla pedofilia di Stato!

Pubblicato da Vittorio Sgarbi su Domenica 4 aprile 2021

 

La vede diversamente Vittorio Sgarbi. Il parlamentare e sindaco di Sutri ha pubblicato su Facebook un video nel quale critica i due influencer e l'impianto generale della legge: "E' pedofilia di Stato. Quella legge punta a imporre ai bambini una visione distorta del sesso. invece gli istinti dell'essere umano devono essere lasciati liberi. Ognuno può essere liberamente eterosessuale o omossessuale. Ma lo deve scegliere da solo, senza imposizioni. Invece tramite questa legge si vuole imporre una visione che punta a mettere sullo stesso piano gli orientamenti sessuali, punta a dire che essere omosessuali o eterosessuali è la stessa cosa. E' una violenza, non è così. Massimo rispetto per tutti, ma sugli orientamenti sessuali non ci possono essere imposizioni di nessun tipo".

 

"Dopo i 14 anni insegnate quello che volete, quando uno si è già formato le sue convinzioni istintive. Ma governare gli istinti dicendo che è tutto uguale è una forma di perdizione. E' una forma di perdita della propria vera identità sessuale", continua Sgarbi che poi parla ancora della legge Zan: "E' giusto dare regole per far rispettare chi è omosessuale, ma imporre l'omosessualità è una violenza molto più grave".  Il parlamentare ricorda anche le critiche del movimento femminista "Se non ora quando" al disegno di legge in merito alla terminologia usata. "Non si può forzare nessuno ad essere una cosa diversa da suo sesso", conclude il parlamentare.