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Presidente del Consiglio: il Pd non tiri troppo la corda

Evandro Ceccarelli
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Francesco Serra non ha i numeri per essere eletto presidente del Consiglio comunale. Può contare solo su 12 voti su 17 che ne servono. Come lui, nel Pd stanno tutti nella stessa situazione. E così, a 24 ore (salvo sorprese) dalla votazione, si susseguono gli incontri più o meno (in)formali per arrivare a una soluzione che salvi la faccia alla maggioranza, con il sindaco Leonardo Michelini chiamato a vestire i panni del mediatore. In questo scenario, l'impuntatura del Pd di volere su quella poltrona a tutti i costi un proprio rappresentante man mano che passano le ore appare sempre meno, politicamente, opportuna. Le liste civiche esprimono infatti quasi la metà dei consiglieri e considerando che proprio da una lista civica (Viva Viterbo) proviene l'ex presidente Rossi, la logica dovrebbe riportare tutti su posizioni meno integraliste o più, come dir si voglia, concilianti. Va allora ricordato che il Pd non è affatto sottodimensionato all'interno delle posizioni di vertice, laddove provengono dalle sue fila quattro assessori e tre presidenti di commissione. Ma non solo: nel 2013, al ballottaggio, senza l'accettazione da parte di Viva Viterbo di un'alleanza non formalizzata in apparentamento, i democrat non avrebbero affatto portato a casa 12 consiglieri. Si sarebbero fermati al massimo a quota 10, ma addirittura sarebbero potuti scendere a 9, dato che l'apparentamento avrebbe determinato due consiglieri in più per l'opposizione ed uno in più, probabilmente, proprio per Viva Viterbo. Ciò detto, è di tutta evidenza che la partita per il nuovo presidente del Consiglio comunale dovrebbe allo stato giocarsi tutta all'interno delle liste civiche, con il Pd disponibile a votare (perché politicamente è così che vanno le cose) un loro candidato. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo del 23 febbraio 2015)