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Spese pazze in Regione, così faceva il Pd

Evandro Ceccarelli
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E' il 2 maggio 2011 e il Pd organizza all'Enoteca Tuscia un convegno dal titolo “Un anno di opposizione alla Regione”. La Regione a cui i democratici si oppongono è quella governata dalla giunta Polverini, la stessa che finirà travolta un anno dopo dalla “rimborsopoli” e dallo scandalo Fiorito. Oggi quel convegno del 2 maggio 2011, organizzato dai consiglieri dem alla Pisana per fare le pulci all'amministrazione in carica, appare tra le carte dell'inchiesta della Procura di Rieti che vede indagato, sempre per le “spese pazze” in Regione, l'intero ex gruppo consiliare del Pd, compresi Giuseppe Parroncini e l'attuale parlamentare Daniela Valentini, viterbese doc il primo, d'adozione la seconda (ha una casa a Vignanello), attivissima nell'agricola Tuscia ai tempi in cui era assessora al ramo nella giunta Marrazzo (giunta finita anch'essa anticipatamente per uno scandalo di altra natura). Alla Valentini vengono contestate in particolare spese fino a 100mila euro). L'inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza, è stata formalmente chiusa prima di Natale: 41 gli indagati, tra politici, imprenditori e professionisti, che a breve riceveranno l'avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. “Non ho ancora ricevuto nulla - dichiara al telefono Parroncini che, conclusa l'esperienza in Regione, oggi fa l'imprenditore agricolo nella sua Tuscania - . Non conosco le contestazioni, leggo solo le notizie che escono sui giornali, molte delle quali peraltro inesatte”. L'iniziativa del Pd “incriminata”, secondo Parroncini, non era in realtà un semplice convegno, ma una vera e propria campagna comunicativa, con manifesti, incontri e quant'altro. Per quel convegno, secondo le contestazioni della Procura reatina, i dem alla Pisana staccarono un assegno da duemila euro all'Enoteca Tuscia, un nome che ricorre spesso tra i destinatari dei fondi in dotazione al gruppo. In totale l'enoteca viterbese avrebbe ricevuto ottomila euro, tra cui i 4.500 euro utilizzati dal gruppo per non meglio specificate “spese di rappresentanza feste di Natale”. Complessivamente ammontano a 2,6 milioni gli euro (la metà dei 5milioni e 400mila assegnati dalla Regione al gruppo nel triennio 2010-2013) “dilapidati” dai 13 ex consiglieri alla Regione (alcuni dei quali oggi siedono in Parlamento) durante l'era Polverini. A rimborso spese, “fasulle” secondo la Procura di Rieti, finiva di tutto e di più: dalle iniziative elettorali ai rinfreschi, dai banchetti ai convegni, dai 25 fagiani comprati al costo di mille euro dall'attuale deputato Marco di Stefano (cucinati e mangiati insieme agli associati del circolo Arcicaccia) ai murales al Quadraro (ottomila euro) commissionati all'associazione Punto di Svista da Enzo Foschi, ex capo segreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino. E ancora dai panettoni ai tranci di pizza, dal pesce crudo alle bottiglie di vino, fino alla bottiglietta d'acqua da 45 centesimi (sic), roba da far impallidire le mutande verdi acquistate dall'allora governatore leghista Roberto Cota a spese della Regione Piemonte. E poi viaggi, multe, biglietti aerei, libri, francobolli, cesti natalizi (come quelli contestati a Parroncini), materiali per tornei di calcio. Un capitolo a parte è infine quello riservato “all'assunzione di parenti, amici e collaboratori”. Altro che diversità democratica. In Regione, almeno secondo i pm reatini, nei panni di “Batman” si calavano un po' tutti.