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Commissione sui fitofarmaci, Arena frena

Paolo Di Basilio
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“C'è già un tavolo in prefettura, di cui fanno parte i sindaci insieme alle associazioni di categoria, che tornerà a riunirsi lunedì. Non vedo la necessità in questo momento di andare a sovrapporsi a questo gruppo di lavoro istituito dal dottor Giovanni Bruno”. All'indomani del consiglio comunale straordinario sui rischi ambientali legati all'uso di fitofarmaci in agricoltura, il sindaco Arena boccia la proposta della capogruppo dem Luisa Ciambella, che lo aveva invitato a dar vita a un coordinamento giuridico tra comuni per monitorare il fenomeno. E anche, sottolinea l'esponente del Pd, per evitare fughe in avanti come quelle del primo cittadino di Fabrica di Roma Mario Scarnati, autore di un'ordinanza molto restrittiva (fino a 100 mila euro di sanzioni) per gli agricoltori sorpresi a spargere prodotti chimici, ritenuta una forzatura dalle associazioni di categoria. I dati forniti durante l'affollato consiglio di giovedì - a testimonianza che si tratta di un tema molto sentito - sono tuttavia preoccupanti - il 90% delle acque superficiali viterbesi sono contaminate da pesticidi- e sia il professor Pietro Paris della sezione sostanze pericolose dell'Ispra che il professor Umberto Moscato dell'Istituto di sanità pubblica dell'Università cattolica del Sacro cuore di Roma hanno invitato le istituzioni e gli amministratori a far valere, in assenza di certezze, il principio di precauzione. Per Arena non ce n'è però abbastanza per alzare il livello di allarme, almeno nel capoluogo: “Viterbo, che ricordo ha l'aria più pulita d'Italia, è toccata marginalmente dal problema dei fitofarmaci mentre i valori dell'arsenico sono rientrati nella norma. Inoltre, i dati della Asl sull'incidenza dei tumori nel territorio sono inferiori a quelli nazionali e regionali e tutto sommato confortanti - sottolinea il primo cittadino viterbese -. Ciò detto, prima di creare sovrapposizioni, aspettiamo di vedere quali saranno i risultati e le indicazioni del tavolo istituito dal prefetto. In ogni caso un eventuale ruolo di coordinamento credo spetti di più al presidente della Provincia che al sottoscritto”. Vede troppo allarmismo anche anche il sindaco di Ronciglione, che a differenza di Viterbo è uno dei comuni maggiormente interessati dal fenomeno. Anche i dati sull'inquinamento da cianobatteri (prodotto dall'eutrofizzazione) del lago di Vico, forniti giovedì pomeriggio dalla dottoressa Milena Bruno dell'Istituto superiore di sanità e risultato di recenti rilevazioni satellitari, sono però tutt'altro che rassicuranti. Secondo Mengoni tra opposti estremismi si rischia di perdere la bussola: “Demonizzare il lavoro agricolo, e in particolare la nocciolicoltura - sottolinea - non è la soluzione del problema. I dati dell'Ispra sono sicuramente meritevoli di attenzione ma bisogna anche capire che i sindaci fanno i sindaci e non gli scienziati. Se il piano agricolo nazionale autorizza l'utilizzo di certi prodotti, tra l'altro con distanze da rispettare molto inferiori a quelle indicate nelle nostre ordinanze, chi siamo noi per sostituirci ai tecnici ministeriali? Nei confronti di chi produce nocciole - conclude Mengoni - vedo poi un vero accanimento: i fitofarmaci vengono usati in tutte le colture, dagli oliveti all'ortofrutta, ma chissà perché oggi gli untori e gli avvelenatori sono solo i nocciolicoltori”.