Inflazione, deflazione, stagnazione

10.11.2013 - 15:18

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L’Italia è totalmente a pezzi, ciò è di tutta evidenza malgrado si cerchi, in ogni modo, di mettere la polvere sotto i tappeti. In ogni dove e per ogni situazione si riscontrano atti e fatti estremamente preoccupanti. Il nostro Ministro dell'Economia ed il Presidente della Banca Centrale Europea, persone di indubbia valenza sul piano della cognizione del mondo economico e finanziario, continuano, incessantemente, a sostenere che l'Italia ha intrapreso, ormai, un percorso di risanamento con un lento ma progressivo cammino verso l'uscita dalla crisi. La nostra sensazione, senza nulla voler togliere a personalità così illustri come quelle citate è che, non solo siamo immersi in una situazione pesante e preoccupante nel contempo ma che i segnali di ripresa non ci sono affatto ma che, anzi, tutte le misurazioni effettuate relative ad elementi significativi in termini economici dimostrano che ci sono peggioramenti e non miglioramenti. Siamo giunti, addirittura, dopo la stagnazione perdurante, a vivere un momento di cosiddetta deflazione. E' noto, infatti che laddove i consumi crescono e la domanda è superiore rispetto all'offerta nei beni i prezzi crescano e con essi scenda il potere d'acquisto da parte dei consumatori con conseguente salita dell'inflazione. Certamente anche il fenomeno appena descritto comporta la necessità d'intervento dello Stato nell'economia a titolo di meccanismo regolatore al fine di limitare l'effetto inflattivo verso una misura che possa essere considerata fisiologica e di non far sconfinare l'inflazione in entità patologiche che possano scompensare altri fattori nei mercati, ma è certo che meglio sarebbe avere un eccesso di consumi, piuttosto che, come sta accadendo in questo momento in Italia, una scarsità in tutti i settori. Anche il settore alimentare al dettaglio ha subito un arresto forte tale da far gridare alla deflazione. Le abitudini dei consumatori sono, nell'arco di qualche anno totalmente cambiate e dopo la falcidia dei consumi dei beni cosiddetti voluttuari (si pensi all'auto, ai preziosi, alla tecnologia, a certe tipologie di abbigliamento, ecc. ecc), le limitazioni sono arrivate anche ai consumi alimentari. Pochissimi ristoranti, poche pizzerie, cancellato il cornetto al bar e sostituito con colazioni molto più economiche in casa, via tutti i dolci e dolcetti sostituiti con la farina e le uova per confezionare dolci casalinghi fino ad arrivare, in talune ipotesi, addirittura al taglio quasi totale di pesce e carne di un certo livello per sostituirli con pollame carni bianche e pesci poco costosi non certo per mantenere un regime alimentare dietetico, quanto, piuttosto per arrivare alla fine del mese. Le mense dei poveri, poi, da tempo, hanno assoldato una serie di categorie sociali (si pensi ai pensionati con remunerazioni pensionistiche minimali ovvero uomini separati monoreddito con mutui e mantenimenti da pagare) che non riescono più neanche ad avere il denaro necessario all'acquisto di generi di prima necessità come pane e pasta. Per non parlare, poi, del tasso di disoccupazione per il quale, dapprima era data particolare attenzione per quello giovanile ma che, allo stato è allarmante per ogni settore specie in relazione al fatto che, ogni giorno, nuove aziende muoiono perché incapaci di poter continuare il loro processo produttivo. Eppure, viene da chiedersi come mai un Governo di coalizione, come quello esistente attualmente, non riesca, seppure guidato da un Presidente che gode di rispetto e stima anche a livello internazionale per la moderazione e la morigeratezza con cui conduce le proprie scelte e, nel contempo, noto per avere anche cognizioni di livello in termini economici, dicevamo non riesca a sfondare ed a dare i risultati sperati. Forse sarà per la guerra tra bande messa in piedi da ogni parte della politica? Forse sarà perché ci si occupa quasi esclusivamente delle difesa ad oltranza di un soggetto? Forse sarà perché ci sono tutta una serie di vassalli del re che non sono in grado di vivere di luce propria, da una parte ed un baldanzoso giovinotto che sciorina numeri e massime in continuazione ma che, poi, si avviluppa su se stesso senza nulla combinare dall'altra? Può darsi il dato di fatto è che stiamo morendo piano piano.

*Ordinario di Economia Aziendale nell’Università degli Studi di Romatre

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