Quale futuro avranno i nostri giovani?

7 settembre 2013

07.09.2013 - 16:53

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Da sempre, in ogni dove e da parte di ogni uomo che abbia senso di responsabilità e lungimiranza, l'argomento giovani è trattato con grande attenzione. Le ragioni sono molteplici ma, sostanzialmente semplici ed intuitive. Quando si parla di giovani si pensa, immediatamente al futuro di una nazione e dell’intero mondo.
E poi, non si può certamente non tenere conto del fatto che, in ogni famiglia italiana e di ogni paese del globo albergano uno o più giovani. Le Istituzioni, in primo luogo e le famiglie stesse, da sempre, hanno una sorta di tacita collaborazione che permette loro di fare programmi e progetti al fine di crescere ed allocare nel migliore dei modi i giovani. La situazione attuale, rispetto a loro se vista in prospettiva, riteniamo sia, almeno per quel che riguarda l'Italia, poco edificante.
E' di questi giorni il dato, negativissimo, relativo alla disoccupazione giovanile che si attesta al 40%. Le considerazioni sono semplici: quasi un giovane su due è disoccupato. Questo, in termini pratici significa che quasi la metà delle famiglie italiane devono o dovranno a breve affrontare questo annoso problema. E' del tutto logico, quindi che se un giovane non ha lavoro, in primo luogo non sarà in grado di farsi una propria famiglia e dovrà, quindi, continuare a gravare, sotto ogni profilo, su quella d'origine con una serie di conseguenze. Intanto, è del tutto naturale che, superata una certa soglia di età, per quanto la stessa si sia negli ultimi anni notevolmente alzata (si pensi che alcuni decenni or sono i figli uscivano di casa molto prima dei trent'anni), i giovani intraprendono la naturale esigenza di coppia e che questa esigenza è vissuta senza alcuna prospettiva.
Quale cosa più naturale per una coppia di giovani che programmarsi un futuro con una loro casa ed un loro reddito che gli consenta di far fronte alle loro legittime aspirazioni. E poi, come è naturale che sia, la gran parte di loro progetta la possibilità di generare dei figli e di poterli crescere insieme. Tutti concetti, quelli espressi che, forzosamente, si sono modificati. Se due giovani, dunque, si incontrano e formano una nuova coppia, la gran parte delle volte (quasi una su due) non potranno assolutamente programmare nulla e dovranno, probabilmente, portare avanti (ammesso che questo possa durare a lungo) un rapporto senza alcuna prospettiva, vivendo alla giornata, dipendendo sul piano economico da genitori e/o da nonni e stando assolutamente attenti a non generare nulla di nuovo al fine di non porre le proprie famiglie in difficoltà ulteriore. Alcuni giorni orsono, ci siamo imbattuti in una coppia di amici, anche benestanti che, trasfigurati quasi ci hanno comunicato il matrimonio necessario del loro figlio che, non avendo alcuna occupazione diventerà solo e solamente un loro ulteriore problema moltiplicato per tre. E pensare che solo alcuni anni fa, il matrimonio di un figlio era uno dei momenti più belli della vita di una coppia di genitori. A questo va aggiunto lo stato di sfrenato consumismo degli ultimi trent'anni che, essendo cresciuto in modo esponenziale ha portato in ogni famiglia una serie di esigenze che prima non esistevano minimamente. Non dobbiamo dimenticare che i nostri nonni (per i giovani d'oggi si tratta dei loro bisnonni), prima ed i nostri genitori, poi erano stati abituati (almeno quelli che non erano ricchi e questi ultimi non erano molti) a convolare a nozze in condizioni di assoluta ristrettezza economica senza particolari esigenze. Oggi non è minimamente pensabile questo. Abbiamo voluto per i nostri figli il meglio, la gran parte di noi, ha cresciuto i propri figli partendo da una massima: "non voglio che mio figlio passi quello che ho passato io" e sulla base di questa abbiamo cercato di concedergli il più possibile in termini economici oltre che, naturalmente, affettivi. Molti di noi hanno creato giovani pretenziosi, indolenti ed ignoranti e, successivamente, anche disoccupati. Sul piano culturale, poi, la situazione è ancor più grave. Quanti giovani hanno un libro nella borsa o sul comodino? Quanti leggono o sbirciano almeno un quotidiano? Quanti vanno al cinema per vedere film che non siano quelli di Boldi o di De Sica junior? E poi quanti frequentano l'Università con la voglia di crescere sul piano culturale? Quanti, insomma, riescono a farsi un bagaglio culturale e di formazione che gli consenta di presentarsi come candidati per un posto di lavoro ovunque, senza rischiare di essere derisi o sbeffeggiati? Pochi, purtroppo, veramente pochi.
Non vogliamo essere retorici né scaricare su altri colpe che sono anche un poco le nostre ma, quando noi eravamo giovani (e non è molto tempo fa) le nostre ambizioni, i nostri progetti, le nostre speranze avevano la quasi certezza se ci impegnavamo (e noi lo facevamo) di essere esaudite. Oggi, riteniamo, la nostra maggiore colpa è quella di non essere stati capaci di creare i presupposti affinché i giovani possano essere forti, capaci e seriamente indirizzati per creare il loro futuro, con il nostro aiuto ma con la loro determinazione e forza personale. Siamo diventati, tutti ammortizzatori sociali obbligati ed, ogni tanto, ci tocca alzarci di notte e rimpinzarci di gelato o di alcolici per far passare i pensieri che ci aggrovigliano e che non ci fanno dormire tutti protesi verso soluzioni di problemi che abbiamo reso irrisolvibili.

Mauro Paoloni
Ordinario di Economia Aziendale
nell'Università degli Studi di Romatre

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Commenti all'articolo

  • ANNAVIVIANI

    02 Ottobre 2013 - 14:02

    Mi domando,si parla continuamente di disoccupazione giovanile..COMPRENDO!!..MA BEN POCHI PARLANO DEL"VERO DRAMMA CHE NOI OVER 40enni,50enni,DISOCCUPATI VIVIAMO IN QUESTO PAESE!!".Invio C.Vitae OVUNQUE,IN CONTINUAZIONE..perche' a saper cercare molte offerte di lavoro CI SONO..MA, INEVITABILMENTE SONO APPANNAGGIO ESCLUSIVO DEI GIOVANI.."si complimentano per il mio C.VITAE,PER IL MIO ASPETTO,PER L'ESPERIENZA,poi QUANDO LEGGONO L'ETA'(perché sembro molto piu' giovane!) ARRIVA INEVITABILE LA MAZZATA:"CI SPIACE..ASSUMIAMO GIOVANI DAI 23anni MAX 30anni!!"..NOI INVISIBILI,SENZA FUTURO,NE'SPERANZA,NE'DIGNITA'!!..Un GIOVANE(come spesso i miei compagni di Liceo/Universita' facevano!),andavano spontaneamente a lavorare all'Estero per un tot. di anni e rientravano in Italia con un notevole bagaglio di esperienza in piu',lingue straniere apprese,mentalita' piu' aperta,approccio al lavoro piu' intraprendente.UN OVER 40/50 HA IL PROBLEMA DI FAMIGLIA,ETC.UN GIOVANE NO!!..ASPETTATE CHE CI SUICIDIAMO?

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