Banche, imprese, bancari e banchieri: una storia infinita

6 luglio 2013

06.07.2013 - 14:44

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La crisi imperversa ed incalza imprese di ogni ordine e grado e tra, queste, non dobbiamo dimenticarlo, ci sono anche le banche. E' bene ricordare che le banche, alla stessa stregua di tutte le imprese, stanno attraversando un momento storico veramente molto difficile. Le motivazioni le abbiamo più volte ed in più occasioni esplicitate, ma, forse, sarà opportuno rammentarle, anche a noi stessi, al fine di chiarire, una volta per tutte che non crediamo assolutamente che ci possano essere elementi di conflittualità tra imprese che operano in condizioni e con modalità diverse su mercati che si intersecano ma che convivono. In primo luogo, ricordiamo che sono state le banche, per prime, ad essere state colpite, nel lontano ormai 2007, da una potente crisi finanziaria. Allora le motivazioni venivano da lontano ed erano basate, proprio sul forte legame che si era venuto a creare tra banche ed imprese, specie talune tipologie di imprese che, per motivazioni essenzialmente legate ad un tipo di finanza molto particolare, avevano spinto troppo il piede sull'acceleratore dell'indebitamento bancario fino a portare interi sistemi di interi paesi, in gravi difficoltà. Il mondo finanziario, allora, ha assistito, non certo inerme ma sicuramente attonito ad una delle più gravi crisi, dopo quella del '29, con dimensioni tali da portare, addirittura al fallimento di grandi banche nordamericane ed alla ricollocazione globale delle modalità di operare, da parte delle banche sui mercati finanziari mondiali. Le ripercussioni sui mercati finanziari sono state di dimensioni gigantesche, tanti a tali da portare gli stessi ad un forte ridimensionamento quantitative relativo alle masse di finanza circolanti nei mercati e nell'immissione di finanza buona che potesse in qualche modo assorbire quella cattiva che stava consumando rapidamente la bontà delle imprese del settore trascinandole, inesorabilmente, nel baratro più assoluto. Nel nostro Paese, la crisi è arrivata con un certo ritardo rispetto ai mercati mondiali ma, poi, si è traformata in crisi economica ed oggi siamo ancora alle prese con la stessa e non si vede alcuno spiraglio di luce. Le banche italiane combattono, quotidianamente, con almeno due nemici che sono: le sofferenze e la mancanza di liquidità. I due elementi sono assolutamente connessi ed hanno portato, nell'arco di un brevissimo periodo di tempo, alla profonda crisi di una serie di importanti istituti di credito ed alla chiusura dei loro bilanci con ingenti perdite. Se a questo si aggiunge che la Banca d'Italia, nella sua veste di vigile dell'attività bancaria ha inasprito fortemente il suo già duro metro di giudizio in termini ispettivi e che sta applicando nuove regole, molto più dure rispetto a prima, su un sistema bancario debole e malato, allora è evidente che I problemi per le nostre banche sono veramente tanti e gravi. Una situazione come quella delineata ha fatto scattare, inevitabilmente, una serie di forme di cautela, da parte delle banche verso le imprese che, a nostro sommesso avviso, non sono certo rivolte contro le imprese del Paese ma, molto più semplicemente, necessitano alle stesse banche per salvaguardare le proprie singole posizioni che sono state sconvolte, talvolta da evidenti e gravi fatti interni e talaltra da un generale irrigidimento degli organi di controllo e di vigilanza che comminano, quotidianamente, gravi sanzioni relative al modus operandi delle banche. A tutto ciò, va necessariamente aggiunta, la grave crisi di liquidità in cui versano le banche nazionali dovuta essenzialmente alla scarsità di materia prima (il denaro) che circola sui sistemi bancari nazionali. L'Italia, al contrario degli USA e del Giappone, tanto per portare due esempi pregnanti, non ha più la funzione interna di regolazione della quantità di moneta circolante attraverso l'emissione di nuova moneta, in quanto, com'è noto, tale compito è svolto dalla Banca Centrale Europea e, quest'ultima, in un momento così delicato ha deciso, evidentemente, di non stampare e così, di limitare la quantità di moneta che circola in Europa o meglio nei paesi euro facendo, in tal modo, impennare il costo del denaro per le banche le quali si sono trovate, improvvisamente, a doversi sobbarcare, nei loro conti economici, nel contempo, il costo della raccolta incrementato e l'aumento esponenziale delle perdite per accantonamenti derivanti dalle sofferenze. E' inutile, quindi, a nostro parere che il mondo che circonda banche ed imprese, addebiti una tal situazione a presunte diatribe tra bancari, banchieri ed imprenditori che, invece, ciascuno per la loro parte, stanno solo cercando di difendersi da difficoltà oggettive create dal momento e, soprattutto che risiedono su altri tavoli, nei quali, purtroppo, non siamo in grado, come Paese, di avere il peso necessario per poter sbloccare la situazione. Come al solito I fatti sono erroneamente travisati e gli attori sono esasperati al punto tale da litigare tra loro, talvolta, non ricordando che I mali nascono altrove. Non è facile in una situazione come questa dettare le soluzioni. Probabilmente sarebbe già una soluzione quella di chiarire a tutti qual è lo stato delle cose e rammentare che fino a quando l'Europa sarà filotedesca e, come abbiamo più volte affermato, fino a quando i tedeschi non avranno bisogno loro, per il loro Paese di cambiare modo di fare, noi saremo assolutamente penalizzati e continueremo inutilmente ad azzuffarci l'uno contro l'altro senza alcuna soluzione razionale.

Mauro Paoloni
ordinario di economia aziendale
all’Università di Roma Tre

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