Incompetenza tecnica dei ruoli: cattivo esempio o normalità?

22 giugno 2013

22.06.2013 - 16:05

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Non crediamo di dire eresie, se affermiamo che, da molto tempo ormai a questa parte (forse il momento di partenza può essere considerato l’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica), in ogni ruolo e funzione si è persa la logica della competenza.
L’affermazione può sembrare strana ad alcuni e anche banale ad altri, ma se invece viene affrontata con un minimo di salubre buon senso, rappresenta uno dei maggiori danni al sistema economico-politico-sociale di un Paese. Ed allora crediamo sia opportuno affrontare questo tema. Dapprima riferendoci a quella che, almeno noi, riteniamo possa essere considerata la sua genesi, ovvero il mondo politico, per arrivare al mondo che ci interessa più da vicino che è quello economico, passando e non sottacendo l’elemento sociale che entrambe le argomentazioni hanno insite in loro.
La tanto denominata ed, in parte e purtroppo, derisa Prima Repubblica, era, a nostro sommesso avviso, basata su principi e regole organizzative molto ferree. Mai alcuno, nella stessa, si sarebbe permesso di operare in ruoli o funzioni per le quali non aveva la più assoluta scienza e conoscenza. In primo luogo, i rappresentanti della vita politico-sociale erano uomini che potevano, senza ombra di dubbio essere definiti come statisti, ovvero soggetti con particolare conoscenza della macchina pubblica e con grande senso dell’Istituzione. Se ad uomini con le caratteristiche preindicate, si aggiungeva che, la gran parte di loro avevano cognizioni scientifiche estremamente accurate (molti erano cattedratici) e che la quasi totalità erano onesti, allora la miscela di elementi positivi che albergava negli stessi era tale da poterli rendere assolutamente idonei ai ruoli ed alle funzioni che erano chiamati a svolgere.
La loro funzione apicale era elemento necessario e sufficiente affinché, gli stessi, potessero effettuare tutte le loro scelte, a cascata, su uomini per ruoli e funzioni tecniche con altrettante capacità di svolgere ruoli e funzioni che seppure diversi rispetto a quelli esercitati da chi li sceglieva erano tuttavia complementari e portavano a risultati di grande valore.
I cosiddetti super burocrati o burocrati, aggettivi con cui si volevano apostrofare soggetti con grandi ed approfondite conoscenze dell'apparato tecnico statale, erano dei veri capisaldi da utilizzare per effettuare le scelte strategico-politiche le più opportune avendola certezza di essere supportati dai consigli e dai documenti che, sul mercato erano i migliori in termini di cognizioni e di approfondimenti delle diverse materie trattate.
Certo, in sede di Prima Repubblica, non c’era il rischio (che oggi riteniamo sia sempre dietro l’angolo) che uno dei tre poteri essenziali del nostro Stato Costituzionale potesse prevalere sugli altri e, del resto, tale prevalenza non era minimamente paventata né temuta anche e soprattutto in relazione al grande sentimento di onestà sostanziale ed intellettuale che caratterizzava la quasi totalità (le eccezioni per più di quarant’anni sono state veramente rare e stigmatizzate) dei politici italiani rendendoli sostanzialmente immuni da qualunque sentimento di riverenza o di timore verso questo o quel soggetto persona fisica, per il solo fatto che gli stessi appartenessero ad una categoria o ad un potere definito dalla nostra Carta Costituzionale.
Tutto ciò ha tenuto in piedi il nostro splendido paese per quasi cento anni, consentendogli di crescere sotto ogni profilo: sociale, politico, culturale , naturalmente, economico. Poi, un bel giorno le deluge, il diluvio universale, con atteggiamenti che sono andati dal comico, al tragico allo scenografico, una serie di soggetti, muniti del permesso di uccidere hanno cominciato un'attività di distruzione che, nel momento in cui ha avuto luogo è sembrata essere risolutiva, una specie di manna dal cielo ma che, invece, oggi, dopo più di vent’anni, possiamo affermare essere stata il preludio di un totale ed inesorabile (oltre che inarrestabile) declino di politica, cultura ed economia.
In molti oggi, specie quelli che hanno vissuto la prima parte della commedia, si chiedono, non solo come ciò sia potuto accadere ma, soprattutto come il declino sia iniziato nel 1992 ma sia esponenzialmente continuato fino ad oggi con peculiarità le più disparate. Abbiamo dovuto vedere di tutto: nani e ballerine di ogni ordine e grado, inchieste di ogni tipo e provenienti da ogni parte, fusione e confusione di ruoli, attacchi e contrattacchi e chi più ne ha più ne metta fino ad un progressivo rapido declino che ha completamente minato le basi della democrazia e dell'economia. Che dire? Oggi tutti possono e vogliono fare tutto, la competenza è morta, la conoscenza è moribonda e la scienza? Molto malata. Tutto in soli vent'anni. Che tristezza che desolazione, la nostra povera Italia ridotta ad un cumulo di macerie in cui continuano ferocemente ad annaspare una serie di falchi cui è dato un potere inenarrabile e cui non viene mai fatto nulla e tolto nulla. Ma, ci chiediamo, è così in ogni dove? L’Europa è tutta così? ed il mondo è tutto così? La risposta immediata che ci viene da dare è: in gran parte, forse gli altri non saranno proprio arrivati al nostro livello, ma di sicuro non sono più presenti nei ruoli chiave gli statisti di cui abbiamo fatto cenno innanzi: quelli che, prima di tutto, pensavano all’interesse del Paese e poi, forse e giustamente anche al proprio.

Mauro Paoloni
ordinario di economia aziendale
all’Università di Roma Tre

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