Come far ripartire l'economia in caso di grande crisi? Ecco l'esempio del Giappone

18 maggio 2013

18.05.2013 - 16:03

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In Italia anche dopo aver fatto un governo di larga coalizione, si continua a litigare. Ancora una volta, anteponendogli interessi di pochi e le bieche ideologie di molti (che predicano bene e razzolano male), si trascurano, totalmente, i problemi veri (e gravi) del nostro Paese. Non si parla d’altro che di Imu, se tenerla, toglierla, come toglierla, quando, a chi. E poi, stucchevolmente, si parla e si straparla di giustizia. Come deve essere riformata? Con chi? Per chi? Tutte cose dette e ridette, ormai talmente ridicole che nessuno crede più possano essere seriamente realizzate. Tutte cose dette e ridette, ormai talmente ridicole che nessuno crede più possano essere seriamente realizzate. Intanto, nei paesi seri, si assumono decisioni e si cambia. Ricordate il Giappone? Uno Stato che, fino alla metà degli anni ’90, rappresentava l’eccellenza: tecnologica, produttiva, occupazionale di investimenti, finanziaria e chi più ne ha più ne metta. Poi, un graduale ma intenso declino, accompagnato anche da accadimenti eccezionali e luttuosi che hanno, via via, portato il Paese del Sol Levante in una crisi abissale.
In quel caso, nessun pianto, nessuna lotta interna, nessuno scaricabarile, ma solo tanta tanta voglia di ricominciare per essere migliori di prima. Ed allora i politici che avevano sbagliato, immediatamente, si sono fatti da parte, lasciando il posto a soggetti nuovi, disposti, questi ultimi, ad attuare, immediatamente e senza mezzi termini un necessario processo di cambiamento. Un nuovo primo ministro si è messo subito al lavoro ed ha posto in essere una serie di azioni, di per sé molto semplici per chi si occupa di economia ma, nel contempo, essenziali per far ridecollare il Paese asiatico martoriato da una crisi molto profonda di tipo economico-finanziario.
Primo fra tutti l’intervento massiccio dello Stato con un fortissimo progetto di investimenti struttura finanziati da un sostanziale incremento del debito pubblico. E’ utile ricordare che il debito pubblico giapponese è già, da tempo, tra i più alti del mondo ma, questa condizione, non ha posto alcun freno all’azione di ulteriore indebitamento da parte del primo ministro giapponese, in relazione al fatto che tale misura avrebbe comportato una crescita per il Paese. E mentre l’Europa, si avvita su se stessa alla ricerca di regole di stabilità che frenano l’indebitamento dei diversi Paesi membri per farli restare nei parametri stabiliti ma che, nel contempo, arresta quasi totalmente il loro sviluppo e, di conseguenza la ripresa della produttività delle loro imprese, in Giappone il Pil è ripartito e cresce in misura esponenziale. Se a questo si aggiunge che la perdita di valore dello yen, rispetto al dollaro ed all’euro ha incrementato le esportazioni e che la Banca centrale giapponese ha posto in essere una politica tesa all’acquisto dei titoli del debito pubblico per poterlo adeguatamente sostenere, allora la ricetta di ripresa è completa.
Non bisognerà stupirsi se, di qui a poco, le grandi imprese nipponiche saranno nuovamente alla ribalta e se le esportazioni del Paese per prodotti con alta qualità ed, in proporzione, basso prezzo, torneranno ad essere le principali al mondo. Come si può ben notare, rispetto a quanto abbiamo descritto, la formula non è complessa: incremento degli investimenti dello Stato che, in ipotesi di crisi economica interna deve divenire elemento regolatore dell’economia e che diviene l’essenziale volano per far ripartire tutte le imprese e, di conseguenza, gli investimenti delle stesse, l’occupazione, i salari, i consumi. Noi non possiamo fare ciò ci si chiede? Ma certo è la risposta. Potremmo ma: in primo luogo la dobbiamo smettere di litigare tra poteri dello Stato e tra politici che li occupano, poi dobbiamo far capire all’Europa che in questo momento servono deroghe pesanti ai parametri fissati rispetto all’incremento del debito pubblico dei Paesi in crisi, poi la Bce deve darci una mano con l’acquisto dei titoli del debito pubblico ed infine occorre smetterla di utilizzare in modo distorto le tecniche che nei posti normali si usano e funzionano. Certamente, quanto detto è impresa non facile, non si cambiano le teste degli italiani che, in questo momento, piangono (spesso giustamente) e si leccano le ferrite.
E’ il momento di rimboccarsi le maniche e fare e se qualcuno non ci fa fare sarà necessario denunciare questo atteggiamento ostativo. Non c’è più tempo per le liti, quelle lasciamole a tutti i pagliacci che si avvicendano nelle trasmissioni organizzate da altrettanti pagliacci che vivono di questo. Non saremo mai come i giapponesi, noi abbiamo un’altra storia ed un’altra cultura ma questo non vuol dire nulla.
Noi siamo diversi e questa nostra diversità è, tuttavia, spesso stata utilizzata con grande positività per farci emergere e spesso riemergere quando siamo andati a fondo, ma non importa se non abbiamo gli occhi a mandorla e la testa protesa al senso innato dell’istituzione, noi siamo così ma è con questa modalità di essere che dobbiamo fare i conti e, siamo certi, sarà con questa modalità che solo se siamo insistenti e coesi che riusciremo a salvarci e da risorgere: più belli e più superbi che pria, avrebbe detto Ettore Petrolini nei panni di Nerone.

Mauro Paoloni
ordinario di economia aziendale
all’Università di Roma Tre

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