Quale ancore di salvezza per le imprese in crisi?

20 aprile 2013

20.04.2013 - 15:40

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Mentre i nostri rappresentanti politici litigano in modo furibondo e non sono capaci di mettersi d’accordo anche per un nome condiviso alla presidenza della Repubblica; mentre una serie di personaggi che si dichiarano “nuovi” scalpitano per poter essere i nuovi potenti; mentre assistiamo, inermi, all’approdo, in quelle che dovrebbero essere le stanze in cui si decidono le sorti del Paese, di un gruppo piuttosto nutrito di soggetti scelti quasi a caso per divenire deputati e che, alla stessa stregua delle veglie di preghiera fatte dal popolo cattolico, si riuniscono per leggere (capendo?) la Costituzione Insomma, mentre in Italia siamo nel caos più assoluto e totalmente privi di una guida, le imprese di ogni ordine e grado continuano a morire. Tralasciando i vari numeri che sono sparati dai signori politici nella sola speranza di ben apparire di fronte ai loto elettori, che, alla stessa stregua di pugili suonati dopo un incontro, non sono più in grado di distinguere il bene dal male ma sono, invece, solo molto arrabbiati (giustamente), crediamo di non sbagliare se affermiamo che, ormai, il conto delle imprese che falliscono si è perso. Alla stessa stregua di quello che accadeva nei secoli passati in tempi di epidemie (si pensi alla peste), i feriti gravi ed i morti non si contano ormai più. Come fare? Come procedere per poter portare a casa qualche, seppur flebile salvataggio? Per chi, da molti anni, svolge la difficile professione di medico dell’impresa è davvero difficile dare consigli utili e saremmo presuntuosi se avessimo la velleità di avventurarci in decaloghi consiliatori che rischierebbero di essere risibili in una situazione come quella attuale. Qualche modesta opinione potremmo, tuttavia, provare a darla solo e solamente nella prospettiva di dar luogo ad uno scambio di idee con o tanti che operano nelle e con le imprese e che hanno vero interesse a che, la maggior parte di quelle malate, possano essere salvate. In primo luogo ci sia consentito dire: attenzione agli stregoni. In periodi, come quelli attuali, nei quali la confusione è totale escono dalle loro tane una serie notevole di stregoni. Hanno, quasi tutti, simili caratteristiche: sono grandi affabulatori, promettono resurrezioni e soprattutto, costano molto poco. Peccato però che le loro cure, sebbene invia di prima approssimazione sembrino panacee, tuttavia, non solo non curano ma, nel breve periodo portano dritte dritte alla morte. Diffidate di loro e fate attenzione: ce ne sono in ogni angolo. E’ bene, invece, a nostro modesto avviso, in questa situazione, affidarsi a specialisti. Del resto anche il paziente malato si affida al medico che conosce accuratamente la parte malata dello stesso per esserne specializzato e non anche al medico generico che invece ha funzioni ben diverse. Lo specialista potrà consigliarvi al meglio dopo che il vostro medico generico avrà fatto una diagnosi. Certamente se nel fare la diagnosi il vostro medico generico dovesse accorgersi che la vostra malattia è tale da non prevedere alcuna cura, allora è assolutamente inutile (anche perché in questo caso non si tratta di una vita umana ma pur sempre di un’impresa) continuare ad impiegare risorse in cure che sarebbero totalmente ininfluenti. Questo primo step, riteniamo sia assolutamente necessario da compiere. Con ciò intendiamo, molto semplicemente affermare che se un’impresa ad una prima analisi non è in equilibrio economico, cioè, applicando la semplice equazione della maestra, i ricavi non sono superiori alle spese generando guadagno (al limite si può pensare temporaneamente ad un pareggio), allora il vostro medico generico dovrà dirvi semplicemente di smettere di soffrire e trovare una strada per avere una fine dignitosa. In questo senso ed in questa ipotesi, l’attuale stato di crisi, offre una serie di soluzioni che, l’imprenditore dignitoso ed onesto, potrà percorrere senza incorrere in pericolosi effetti collaterali. Sarà necessario, in ogni caso ed in questa ipotesi rivolgersi ad uno specialista che potrà indicare quale, tra le procedure esistenti attualmente, sia la più opportuna da utilizzare per la vostra impresa. Diversa è, invece, l’ipotesi in cui la vostra impresa sia temporaneamente malata ma non già per essere in squilibrio economico ma solo per avere, magari, uno squilibrio finanziario. In tal caso il lavoro è più complicato specie se tale tipologia di crisi ha già compromesso (o lo sta facendo) l’operatività dell’impresa e la sua immagine (perché, ad esempio non assolve regolarmente alle proprie obbligazioni ovvero ha una credibilità bancaria compromessa). In questa ipotesi alla caduta credibilità dell’impresa dovrebbe, a nostro modesto avviso, sostituirsi, quella di un professionista (il vostro specialista) serio e considerato nel sistema economico. In tale ipotesi, lo stesso, dopo aver visitato ben bene il paziente e fatto un’accurata diagnosi (quasi sempre per far questo occorrono una serie definite di strumenti) dovrà prescrivere la cura che potrebbe anche essere dolorosa e molto lunga. L’impresa dovrà fidarsi/affidarsi ed è per questo motivo che non può sbagliare la scelta. Dal momento in cui viene scelto, il professionista diviene l’elemento essenziale per la rimessa in sesto della vostra impresa e dovrà essere accuratamente seguito. Attenzione dunque, signori imprenditori onesti, diffidate dai cialtroni che pullulano in questo periodo, lasciate che siano impiegati con tutti quegli imprenditori che, alla loro stessa stregua, pensano che sia arrivato il momento di poter porre in essere le più disparate soluzioni truffaldine tanto nessuno se ne accorgerà. Per usare una famosa frase evangelica, “lasciate che I morti seppelliscano i morti”.

Mauro Paoloni
professore di economia aziendale
a Roma Tre

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