La classe dirigente struttura portante dello sviluppo di un Paese

2 marzo 2013

02.03.2013 - 13:27

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I risultati e le modalità con cui il nostro Paese ha affrontato l'ultima competizione elettorale non possono non essere lo spunto per talune riflessioni relative all'argomento classe dirigente di uno Stato civile ed evoluto. Da molti anni ormai, almeno da quando la rivoluzione industriale, già in essere in altri paesi europei ha toccato anche il nostro Paese, ci si è, giustamente, posti il problema della formazione di una adeguata classe dirigente. Si è lavorato alacremente a questo argomento e molti sono stati fortemente impegnati alla formazione della stessa in ogni dove.
Si è partiti dall’assunto che la classe dirigente è l’elemento portante dello sviluppo di un Paese. La pietra miliare su cui dover basare le fondamenta dello stesso. Guardando quanto accaduto in passato possiamo sicuramente affermare che, per anni, il processo formativo della classe dirigente ha avuto sicuramente luogo al punto tale che, in Italia, si sono formati centri e scuole in grado di formare grandi manager pubblici e privati. Ma da qualche anno (ormai alcuni decenni), purtroppo, tutto questo non esiste più. Sembrerebbe che sia entrato, tra gli ingranaggi della sana e logica creazione di valori, un virus che non solo non crea ma distrugge. Eppure, il mondo si è estremamente evoluto, l’economia ha subito un profondo processo di globalizzazione, gli uomini hanno avuto picchi estremi di benessere, tutti elementi, questi, che dovrebbero far pensare ad un miglioramento delle culture umane e sociali. E invece no. Siamo sostanzialmente convinti che quella che definiamo tutti evoluzione socio- economica abbia innescato un processo di involuzione culturale, politica, economica di dimensioni gigantesche, direttamente proporzionale all’entità del processo evolutivo stesso, che ci porterà, continuando in questo modo, alla totale autodistruzione.
Talune volte, tuttavia, riflettendo in relazione alle esperienze che abbiamo vissuto nei diversi ambienti sociali, abbiamo maturato la convinzione che, forse, in relazione al grado di compromissione negativa che la nostra società accusa, la sola strada percorribile è proprio quella dell’autodistruzione e della conseguente ricostruzione. Ciò in relazione al fatto che il livello di degrado della nostra società è tale da impedire un processo di ricostruzione. La classe dirigente di un Paese, riteniamo, sia formata da uomini illuminati.
L’illuminazione, tuttavia, non si ottiene con folgorazioni divine: è invece frutto di un serio processo di formazione che muta, in termini temporali, in relazione a diverse variabili che vanno dalle capacità di ciascun individuo, a quello che l’ambiente sociale offre in un determinato momento allo stesso, fino ad arrivare anche all’avverarsi di certi processi che taluni definiscono fortuna.
Ciascuno dei citati momenti è, tuttavia, essenziale. Cioè, non si può pensare di divenire responsabili di un ruolo di rilievo per il solo fatto di essere fortunati o raccomandati, saltando a piedi pari un naturale processo di formazione culturale. Prendiamo un capoazienda. Ammesso che l’imprenditore possa non avere la cultura, ma partire dalla sua idea vincente (elemento necessario ma non sufficiente), e che questa sviluppi reddito in via immediata, arriverà un momento in cui, il citato imprenditore, per il fatto che la sua impresa cresce, abbia la necessità di un uomo di cultura specifica (un dirigente, appunto) che lo aiuti a svilupparsi in termini strutturali al fine di evitare una implosione della sua impresa per palesi errori tecnici.
Quanto detto, pur essendo, a nostro avviso, l’abc delle regole economico-aziendali, per effetto di una cattiva cultura somministrata dai media e da taluni cattivi esempi, talvolta non viene praticato. Dobbiamo purtroppo affermare che, da almeno due decenni, il cattivo esempio in termini di assoluta non creazione di classe dirigente con le regole del buon senso ci proviene dai politici. Che sono stati capaci di implementare, quotidianamente un processo di cattiva cultura sociale che ha sbaragliato tutte le regole. I ruoli sono stati distrutti ed i processi di formazione sociale e culturale di una sana e preparata classe dirigente sono stati sostituiti dall’approssimazione, dall’ignoranza e dalla conseguente degenerazione delle coscienze civili e morali. Il risultato è sotto agli occhi di tutti: il virus che i politici hanno immesso nel sistema li sta rapidamente distruggendo. Gli stessi hanno innescato un inesorabile processo di autodistruzione che li sbaraglierà tutti quanto prima. 

Mauro Paoloni
Ordinario di economia aziendale
all’Università di Roma Tre

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