Mai problemi economici del nostro Paese si trovano nelle agende?

 29 dicembre 2012

29.12.2012 - 13:57

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L’ultima trovata della nostra classe politica del nostro Paese, vivente e nascente, sono le agende. Beninteso, non quelle cartacee od elettroniche. Con il termine agenda, se letto in chiave politico - sociale, intendiamo intendere un più o meno dettagliato documento contenente principi e dogmi che possano, almeno in via di principio, regolamentare la vita economica e sociale di un Paese.
Noi Italiani siamo degli innovatori, non c’è che dire. Una volta, quando noi studiavamo sui libri di economia, non c’erano agende (quelle infatti servivano solo per scandire il trascorrere del tempo ed annotarne i fatti), c’erano, piuttosto, seppure ripartite ed inserite ciascuna in logiche ideologiche diverse, chiare regole economiche, talune stigmatizzate, talune in via di evoluzione e talaltre solo in embrione o abbozzate e che aspettavano di essere adeguatamente sviluppate con studi e ricerche da parte del mondo della scienza economica.
Già il mondo della scienza economica quello degli Einaudi, dei Caffè e dei Carli, ovvero di tutti quei signori che non scrivevano certo agende con indicazioni generiche, ma veri e propri trattati di economia e che, ciascuno con le proprie caratteristiche, indicavano chiaramente le linee economiche da seguire ed anche laddove ne davano solo lo spunto, certamente, indicavano la via da seguire per poterne sviluppare i contenuti in maniera chiara e determinata. Non so quanti hanno letto la famosa agenda circolante in questi giorni sui principali mezzi di comunicazione sociale, ma per quelli che ne hanno avuto il privilegio e la pazienza e soprattutto, per quella parte di soggetti che era abituata ai principi chiari e sostanziali dettati dai nostri antenati economisti, non deve essere stato facile comprenderne il contenuto e, soprattutto, capire se ci sono indicazioni concrete per il futuro di questo nostro Paese. Peccato.
E dire che, almeno noi, eravamo rimasti molto ben impressionati dal discorso austero e a tratti anche, giustamente, ironico che il nostro presidente del Consiglio uscente aveva fatto al Paese. Pensavamo che l’annuncio di una sua agenda di fronte al popolo dei giornalisti ed ai suoi ministri quasi tutti schierati in prima fila (mancava quello dell’economia, forse un segnale?) avrebbe presupposto, nel leggerla, un contenuto altrettanto forte e pregno di indicazioni specie di carattere economico-sociale visto che, in tal senso, il Paese sta andando a rotoli. Invece? Che delusione, solo timidi accenni, sintetiche indicazioni qua e là. E la via maestra? I temi essenziali? Sviluppo industriale, fisco, università, ricerca, istruzione, sanità, ecc. ecc.?
Solo, a nostro modesto avviso, piccoli ed assolutamente sintetici cenni. Ancor peggio, poi, se si leggono i commenti, ovvero le agende dell’agenda. Già perché, ormai, non è più solo qualche economista di bassa statura (sotto ogni profilo) a dispensare consigli economici scarsamente attuabili e con pochissimo seguito, ma tutti coloro che, in qualche modo si occupano di politica, nella speranza di non essere travolti dall’insediamento di nuovi parlamentari scelti su Internet o da contestatori e/o rottamatori dell’ultima ora e di essere invece ripescati e reinseriti nel regno del dolce far nulla della politica, dispensano consigli e riempiono nuove agende delle agende delle agende.
Che triste teatrino di burle. Un governo uscente cui può attribuirsi il solo merito di averci fatto riassumere un poco di credibilità in Europa (in realtà missione non difficile dopo le corna, le attricette e le burle dei loro predecessori) ma, a fronte, il chiaro demerito di non aver fatto la benché minima politica industriale di sviluppo e crescita, di aver gigantescamente aumentato la pressione fiscale, di aver moltiplicato la disoccupazione, di non aver minimamente accresciuto l’università e la ricerca, di aver limitato con una ridicola spending review mal applicata la sanità pubblica e chi più ne ha, più ne metta, bene da un governo uscente come questo, visto che il suo presidente del Consiglio viene definito economista di chiara fama, ci saremmo aspettati, almeno in termini di prospettive economico-sociali, qualcosa di più concreto e, soprattutto, di più chiaro ed analitico per poter intraprendere una rapida e sicura strada di sviluppo e di ripresa. Invece no, solo dettami generici ed indicazioni che sembrerebbero avere solo uno scopo politico ed elettorale.
Staremo a vedere, intanto, aspettiamo e cerchiamo, modestamente e con umiltà, di fare considerazioni, nei prossimi giorni, di quelli che sono i problemi economici più gravi e di cercare almeno di capirne i contenuti.

Mauro Paolini

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