Sulla ripresa economica in molti danno i numeri

1 dicembre 2012

19.01.2013 - 12:47

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L’argomento è da molto tempo sulla bocca di tutti, esperti e non, quando e come l'Europa e l'Italia riusciranno a riprendersi dalla grave crisi economica in cui sono sprofondati? Ci ritorna in mente una sinfonia più o meno simile,suonata circa cinque anni fa, quando, la bolla speculativa dei mutui cosiddetti subprime, mise in ginocchio l'America del nord. Anche allora, da ogni parte del mondo, arrivavano le previsioni e tutti si arrangiavano e predefinire una data entro la quale la crisi si sarebbe conclusa. Ad ogni cenno di data certa, seguiva un nuovo segnale forte di riacutizzarsi della crisi e tutti coloro che avevano parlato di fine della stessa erano costretti a ritrarsi ed a tracciare un nuovo percorso con una nuova scadenza. Poi, in quel caso, più nulla.
La crisi finanziaria nord americana ed, in particolare, quella stattunitense è rientrata e, quasi miracolosamente, non si è più saputo nulla di tutta quella massa indefinita di titoli spazzatura che erano presenti nei patrimoni delle grande istituzioni finanziarie e che pareva avrebbero potuto portare al baratro. Strana cosa l'economia, si potrebbe affermare, piena di misteri e di cambiamenti improvvisi di fronte.
Di sicuro una cosa, rispetto alla crisi finanziaria americana superata è rimasta: la trasformazione della stessa in Europa ed in Italia in una enorme crisi economica ed occupazionale. Allora, infatti, ci si ricorderà (eravamo nel 2007 circa), l'euro andava piuttosto bene e l'economia del vecchio continente sembrava non avere grandi problemi. Poi, all'improvviso e come d'incanto, tutto si è rovesciato. L'Europa ha incominciato a soffrire, una serie di paesi dell' Unione hanno cominciato a dare chiari cenni di cedimento sia finanziario che economico, le bolle speculative immobiliari che avevano reso floridi per molti anni stati come la Spagna sono progressivamente scoppiate ed il sistema Europa si è mostrato al mondo con tutte le sue enormi debolezze trascinando anche il valore della moneta unica in un baratro tale da far gridare taluni governi ed altrettanti governanti alla maledizione dell'essere entrati in quel vortice dal quale, tuttavia, non sarebbero più potuti uscire. Alcuni giorni or sono, sui quotidiani più importanti del nostro Paese, due uomini ed una donna che hanno mansioni economiche rilevanti, dettavano i numeri della fine della crisi. Il Ministro dell'Economia parlava di metà 2013, il Presidente di Confindustria di 2015 ed, addirittura, la Cancelliera tedesca di 2018.
Ora, un lettore che non conosce il meccanismo economico a sufficienza potrebbe obiettare come sia possibile ciò. Noi, abbiamo provato a dare una nostra chiave di lettura che possa dare un senso a tali evidenti divergenze e ci siamo convinti che la risposta possa essere questa: hanno probabilmente ragione tutti e tre. Il primo, parla di metà 2013, come data di ripresa perchè riteniamo che, entro quella data, una ripresa in effetti debba esserci ma molto relativa. Con ciò intendiamo dire che, la stessa, non sarà una vera e propria ripartenza ma solo un effetto dovuto al fatto che, allo stato, il livello della produzione sia tale da essere inferiore a quello dei consumi. Paradossalmente, riteniamo che, in Italia, anche se i consumi sono vistosamente calati, il livello della produzione, in questo momento sia talmente basso che, i consumi, sono di gran lunga superiori alla produzione.
Ciò comporterà, quanto prima, almeno un riallineamento delle due grandezze precitate con un conseguente incremento della produzione rispetto ai consumi e, quindi, con segnali, seppur timidi di ripresa economica ed occupazionale. E' di tutta evidenza che non sarà, tuttavia, una vera e propria ripresa economica ma solo una sorta di riallineamento delle esigenze di produttori e consumatori. Molto più realistica è, invece, la data indicata dal secondo dei soggetti che abbiamo elencato.
Quella del 2015, infatti, potrebbe essere, effettivamente, una data di ripartenza effettiva dell'economia europea e nazionale e ciò anche in relazione al fatto che se si guardano i progetti previsionali degli esperti economisti, l'Europa, sta diventando una sorta di fanalino di coda del mondo. Non cresce sul piano demografico, non cresce sul piano produttivo e non cresce, quindi in termini occupazionali. La classifica delle grandi imprese mondiali in termini di produzione, esclude quasi totalmente l'Europa e ciò non potrà sicuramente continuare. La data dettata dalla cancelliera tedesca, crediamo sia, da definire assolutamente indigena.
Ricordiamoci che la Germania è uno dei pochi paesi europei che non ha assolutamente subito alcuna crisi economica, almeno fino ad oggi, ma che, in relazione al fatto che vive inserita in un contesto europeo che rappresenta, per molte delle sue aziende, un mercato importante, probabilmente comincerà, già dal prossimo anno a risentire fortemente degli effetti della crisi degli altri paesi che la circondano e, quindi, ad avere essa stessa segnali forti di empasse economico. La data dettata alla Merkel del 2018 per uscire dalla crisi è probabilmente riferibile a quella in cui, molto presto, entrerà la Germania. Certamente le nostre sono considerazioni del tutto soggettive e sistematiche rispetto a numeri che possono spaventare così come formulati di una cosa e, quindi, sono anch'esse caratterizzate dall'incertezza.
Di una cosa siamo tuttavia certi, in quanto confortati da numeri passati, solo le imprese più forti riusciranno a rimanere in piedi e sia l'Europa che l'Italia hanno bisogno di un serio ed immediato processo di rivisitazione politico-economica che sia in grado di affrontare adeguatamente questa situazione così grave.

Mauro Paoloni

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