La Fiat presenta i suoi progetti strategici e resta in Italia: come mai?

3 novembre 2012

03.11.2012 - 23:12

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Ancora una volta, nel giro di poche settimane, l'irrequieto amministratore delegato della Fiat, cavalca le scene dei media. Dopo aver proclamato il suo beneplacito verso un Governo, quello dei tecnici che, a suo avviso, ha ridato al nostro Paese quel lustro internazionale che gli consente di essere ancora credibile, il manager, mai privo di mosse innovative, ha reso nota la propria strategia per il futuro, questa volta, tuttavia, quella che effettivamente gli compete, ovvero quella relativa all'attività che l'azienda da lui guidata, andrà a compiere nei prossimi anni. In primo luogo, il nostro, dopo una prima titubanza relativa alla circostanza della permanenza o della dipartita della famosa fabbrica nel nostro Paese, ha sciolto il nodo dichiarando che la Fiat non solo rimarrà in Italia ma che, nel suo Paese natio, per la stessa sono previsti investimenti strategici al fine di implementare la produzione di modelli automobilistici con standard medio-alto.
Ciò è tanto vero che, dalle colonne del maggiore quotidiano economico italiano, l'AD ha dichiarato che, fatto salvo il brand relativo alla Ferrari che ha una storia ed una conduzione tutta sua (in realtà anche un consiglio di amministrazione e, quindi, un suo Presidente ad hoc), per ciò che concerne tutto il resto, ovvero: Fiat, Lancia, Maserati, Alfa Romeo, ecc, ecc, le strategie future saranno basate sullo studio ed il lancio di modelli che dovrebbero andare a soddisfare le esigenze/bisogni di consumatori di fascia medio- alta. In sostanza i marchi Maserati/Alfa Romeo e Chrysler , saranno quelli maggiormente interessati alla ricerca ed allo sviluppo tese all'individuazione di nuovi modelli da portare sui mercati nazionali ed internazionali per i prossimi anni.
Forse, replichiamo noi, questa è una strategia che andrà bene sui mercati di vendita diversi da quello indigeno. In Italia, infatti, sembrerebbe dai recenti dati economici in termini di cessione auto che ben poco siano intenzionati ad impiegarsi in tal senso i consumatori italiani e che anche, laddove qualcuno (per estrema necessità ed urgenza) dovrà rimpinguare il proprio parco macchine con un nuovo modello, anche in relazione al costo del carburante che ha raggiunto livelli di guardia, non lo farà certamente acquistando tipologie di alto standard qualiquantitativo. Apprezziamo, dunque, l'inversione di rotta del famoso manager automobilistico, il quale, dapprima lasciava paventare una sua scappata dall'Italia ed oggi, invece, rilancia gli stabilimenti produttivi interni e ne prospetta incrementi di investimenti e, quindi, di produzione ma ci sarà qualcosa sotto ci chiediamo? Questa difesa d'ufficio di un Governo che, ad oggi, con tutto il rispetto, poco o nulla ha fatto sul piano economico ed al quale l'unico vero merito che va imputato è quello di aver fermato l'emorragia di costi e sprechi che un sistema politico poco acconcio aveva posto in essere e, nel contempo, specie in ragione del profilo (serio e composto) del proprio Presidente, ha ridato quella credibilità che, precedentemente con scherzi, beffe, putipù e ballerine avevamo completamente perso, dicevamo, questo prodigarsi dell'Amministratore Delegato in questione a difensore d'ufficio del Governo attuale chiedendone una riedizione nel futuro prossimo venturo (dopo le elezioni del 2013) e, nel contempo, un progetto strategico che vede per l'Italia l'attuazione di una serie di investimenti produttivi per l'incremento prospettico dell' unità di prodotto che, il nostro, sà bene non avranno tanto l'Italia come consumatore in primo piano, quanto, invece, una serie di paesi che, in questo momento sono gli unici in grado di dar seguito alla domanda di prodotto che uscirà dagli stabilimenti Fiat ci sembra un poco strana.
Siccome non crediamo assolutamente che Marchionne sia uno sprovveduto ed, in relazione alle dichiarazioni fatte da quest'ultimo negli ultimi periodi valutate a sistema ( si pensi a quando, solo alcune settimane fa diceva di voler andare a produrre in quei paesi, come il Brasile, dove oltre che ad avere un ottimo mercato di vendita dei prodotti avrebbe avuto anche incentivi di Stato) non sarà che ci ritroveremo una qualche normativa fatta specificamente per rilanciare il mercato dell'auto che soffre di una crisi delle vendite a due zeri?Ci starebbe tutto un provvedimento del genere ma sarebbe una sicura smentita all'atteggiamento di questo famoso manager che, in tempi non lontani, andava sbandierando a destra ed a manca che la sua era un'azienda che doveva essere lasciata libera di operare sui mercati senza costrizioni di alcun tipo relativamente all'utilizzo dei propri fattori produttivi con particolare riferimento a quello più ciritico della forza lavoro. Ormai non ci stupiamo più di nulla ma ci starebbe che mentre il mondo politico è mosso da una totale fibrillazione per il fatto che le prossime elezioni politiche potrebbero spazzar via un'intera classe politica (noi ci auguriamo che rimangano almeno quelli più capaci per evitare che i primipari facciano peggio di quelli uscenti), vengano poste in essere misure economiche che, nell'intento di salvare l'occupazione (giustamente) siano l'ennesima forma di ammortizzatore sociale a favore di un'azienda, come la Fiat che negli ultimi anni non è stata proprio il simbolo di questo nostro Paese martoriato dalla crisi. Ci auguriamo, almeno che i lavoratori siano rispettati e che l'occupazione benefici di eventuali provvedimenti dai quali, ancora una volta, alcune note famiglie italiane trarranno benefici e gratuità.

Mauro Paoloni

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