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"Vai dai carabinieri a dire che non c'entriamo nulla"

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Paolo Di Basilio
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Avrebbero sequestrato un minorenne all'interno di un parco per “convincerlo” a ritrattare la testimonianza contro di loro. Due ventenni di Montefiascone sono finito agli arresti domiciliari: gli viene contestata, a vario titolo, l'ipotesi di reato di sequestro di persona e spaccio. MINORENNE SEQUESTRATO A MONTEFIASCONE (Leggi qui) La misura cautelare è stata firmata dal gip Francesco Rigato su richiesta del sostituto procuratore Massimiliano Siddi che coordina l'inchiesta. Tutto nasce dalle informative inviate in Procura dai carabinieri della compagnia di Montefiascone che da tempo sono impegnati in diverse attività tese a stroncare lo smercio di droga verso i giovanissimi. Due anni fa ci fu l'operazione Giardinetti e più recentemente, a febbraio, è stato arrestato un pakistano che contattava i minori via Whatsapp per offrirgli la droga. L'attività investigativa nei confronti dei due finiti ai domiciliari è partita proprio dall'indagine sul pakistano. I carabinieri hanno messo insieme una serie di elementi attraverso pedinamenti, servizi di osservazione e testimonianze. Nelle scorse settimane è stato ascoltato anche un minore che, secondo quanto si è appreso, avrebbe confermato lo spaccio. Si tratta del ragazzino poi vittima delle presunte minacce. Uno dei due finiti ai domiciliari in qualche modo era venuto a sapere di quella testimonianza e avrebbe messo alle strette il ragazzino, all'interno di un parco, impedendogli di allontanarsi per circa due ore. Il ragazzo avrebbe chiesto minacciosamente al ragazzino di tornare dai carabinieri per ritrattare la testimonianza resa.  "Vai dai carabinieri a dire che non c'entriamo nulla con lo spaccio". Un fatto che, secondo la valutazione degli inquirenti, può configurare l'ipotesi di reato di sequestro di persona. All'inizio della prossima settimana dovrebbero svolgersi gli interrogatori di garanzia davanti al gip. I due, da quello che è emerso, erano stati già “attenzionati” dai carabinieri due anni fa all'epoca dell'operazione “Giardinetti”.