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L'uomo che "ammaestra" le farfalle

Evandro Ceccarelli
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Amare la natura è una cosa, ma esserne appassionati è un'altra. E' il caso di Roberto Antonini, fotografo naturalista innamorato del Bosco del Sasseto di Torre Alfina, nel quale “parla” con le farfalle, riuscendo addirittura ad “ammaestrarle”. E' così che l'artista aquesiano stupisce il mondo scientifico e non solo, riuscendo addirittura ad avere un articolo sulla rivista Oasis, nella quale il fotografo spiega il suo singolare “rapporto” con la farfalla del corbezzolo (Charaxes jasius, la piú bella e la più grande farfalla europea). Tanto che il professor Giuseppe Carpaneto dell'Università Roma Tre, a sentire i racconti di Antonini, è rimasto allibito e divertito, così come il professor Franco Tassi (ex direttore del Pna), divulgatore e giornalista naturalista, ha dedicato ad Antonini due articoli: uno come detto sulla rivista Oasis (una delle più belle riviste di fotografia del mondo) eun altro su Apollinea, un'altra blasonata rivista calabrese. Tutto ciò grazie al rapporto privilegiato del fotografo naturalista con le farfalle. “A forza di avvicinarmi a loro durante la bella stagione, per fare delle macro - racconta l'artista - le farfalle che volano indisturbate nell'incontaminato Bosco del Sasseto di Torre Alfina si sono abituate alla mia presenza; io per attirarle portavo loro dei fichi e siccome le farfalle sono molto golose, arrivavano per succhiarli e mi si posavano sulle braccia, sul viso, sull'apparecchio fotografico...”. “E' stato davvero emozionante farmi ‘accarezzare' da loro - aggiunge Antonini -. Poi purtroppo con i primi freddi non volevano più giocare e stavano il più possibile con le ali aperte al sole”. Ma non basta, Roberto Antonini parla addirittura del carattere della farfalla del corbezzolo, e la definisce “di indole molto giocherellona”, tant'è che dice di averla vista rincorrere rondini e ghiandaie “e tutto quello che le passa accanto - conclude il fotografo così tanto innamorato della natura da essere riuscito a ‘comunicare' con le farfalle - come calabroni e tafani”. Un'esperienza a dir poco eccezionale, ma soprattutto indescrivibile, quella fatta da Roberto Antonini.